RIACE E LO SFRATTO DELLA SOLIDARIETÀ

DI MARINA NERI

Ruha-ake, posto del vento, in aramaico, Ruaki, piccolo ruscello, in greco bizantino. E forse i significati li ha entrambi se quello zefiro gentile che accarezza mentre accoglie il forestiero disseta tutti coloro che avvertono oggi l’ arsura di umanità.

Ad accogliere, nonostante tutti i cambiamenti degli ultimi mesi, ci sono ancora i colori . Tutti i colori in un afflato che nel silenzio commuove. Oggi che i cartelli di benvenuto con le mani del mondo sono stati sostituiti dai santi Cosma e Damiano voluti dalle ragioni di Stato.

Restano, forse ancora per poco, i murales che parlano siriano, libanese, libico, senegalese, di disperati sopravvissuti a onde misericordiose o maligne.

Bottegucce artigianali che sorridono memori di alacri giornate trascorse nel fervore creativo di tradizioni unite.
Calabria cosmopolita , forse perché per accogliere chi emigra bisogna avere provato nell’anima il peso della solitudine di essere migranti.

Poco meno di un anno fa quelle casette, prima abbandonate , poi rinate alla vita, cantavano e danzavano alla musica dei popoli. Diversi , tanti , come le mani di mille colori disegnate sui muri di Riace , modello di integrazione e Interazione universalmente riconosciuto.

Fra quei vicoli, proprio nel palazzo municipale, in una stanza che il lungimirante ex sindaco del paesino Mimmo Lucano , aveva concesso all’associazione Jimuel nel 2017, nasceva un ambulatorio medico completamente gratuito e solidale.

” Un gruppo di persone, medici, professionisti, tecnici … che hanno deciso di trovare un modo efficace, nella logica del bisogno, per portare la cura dove non c’è” ( questo si legge nella presentazione della home Page dell’associazione).

Un ambulatorio che non nasceva come punto di riferimento per i soli migranti ma per tutta la comunità , per tutti coloro che non potevano affrontare i costi di visite e consulenze.

Non sostitutivo, ovviamente, del SSN ma integrativo dello stesso, soprattutto nell’approccio umano con gli ospiti stranieri , con le loro culture diverse e necessità di comprensione e appoggio.

Un ambulatorio che nasceva da una visione dell’ associazione Jimuel che fra i suoi obiettivi ha” INTERNET MEDICS FOR LIFE
consentire ai medici di tutto il mondo di offrire consulenza medica a chi ne ha bisogno
in ogni parte del mondo attraverso internet” e, nello specifico caso di Riace, concorrere a migliorare le condizioni di vita dei migranti e dei residenti.

Mimmo Lucano comprendendo l’ utilità di una siffatta presenza per i suoi concittadini e per gli ospiti dei progetti di accoglienza, aveva messo a disposizione alcuni locali del palazzo del comune. I locali erano stati adeguati alla normativa sanitaria attraverso il reperimento di tutte le autorizzazioni necessarie.

Il 6 agosto 2017 l’ ambulatorio veniva inaugurato.
Dopo il decreto sicurezza, dopo la chiusura degli SPRAR si assistette ad una macroscopica volontà di uccidere il Modello Riace . E non perché le inchieste giudiziarie riguardanti il sindaco ,ormai ex, Lucano ne avessero minato la credibilitá. Ma perché si è voluta annientare un’idea , quella dell’integrazione/ Interazione possibile quando non si guarda all’altro con l’ occhio del pregiudizio.

Riace al centro di attenzione mediatica e giuridica. Solo qualche mese fa la nota della direzione centrale per gli Uffici territoriali del Governo e per le Autonomie locali del ministero dell’Interno che ha espresso un parere pronunciandosi riguardo l’ ineleggibilitá del neo Sindaco di Riace Antonio Trifoli sulla quale, nell’inerzia del Consiglio comunale, deve ora pronunciarsi la magistratura.

Ed è di qualche giorno fa la notizia che l’ amministrazione comunale ha ufficialmente chiesto all’Associazione Jimuel , titolare dell’ ambulatorio solidale , di lasciare i locali del comune.

In gergo ” uno sfratto” per l’ ambulatorio.

Le stanze adibite ad attività sanitaria , servirebbero oggi quale ufficio per il Commissario liquidatore che deve curare proprio la questione relativa alla gestione migranti post Lucano.

Alganews ha raggiunto il presidente dell’associazione Jimuel, il Dottor Isidoro Napoli, per conoscere la vicenda che molta indignazione ha generato nei cittadini calabresi e non solo. E ha dato vita a una vera e propria gara di Solidarietà a dispetto di tutte le ” chiusure ” propagandate.

Il dottor Napoli ha risposto alle nostre domande raccontando la storia dell’associazione e dell’ambulatorio al servizio degli umili e degli ultimi , di coloro che a Riace giunsero ” col vento”.

Da dove trae origine il nome della vostra associazione e dell’ ambulatorio?

_ Nel 2006 ho fatto un viaggio con una suora a Manila. La suora appartiene alla congregazione delle ancelle parrocchiali dello Spirito Santo e mi invitò, anzi mi trascinò letteralmente, nelle Filippine. Mi avevano regalato uno scatolone di medicinali. Lei mi disse: ” devi venire con me perché altrimenti io mi porto questi farmaci ma lì non c’è nessuno che li possa distribuire e rischiano di perdersi. Quindi tu devi venire, hai le competenze.” Vi andai e rimasi lì un mese e mezzo. Per tutto quel periodo ebbi ” tra i piedi” un bambino che pretendeva di portarmi la borsa, di accompagnarmi, di presentarmi agli altri. Aveva circa quattro anni. Era un grilletto vivacissimo e si chiamava Jimuel. Purtroppo il gennaio successivo ci telefonarono le suore dicendoci che Jimuel aveva avuto una settimana di febbre, non lo avevano potuto portare in ospedale perché non avevano soldi. Era morto. Abbiamo deciso di ricordare col nome di questo bambino tutti i bambini che nel mondo non hanno nessuno che li aiuti. Il suo nome per pensare a tutti loro. –

Perché a Riace il progetto e l’ ambulatorio?

– A Riace perché la nostra associazione si rivolge agli ultimi, a chi non può,a chi è dimenticato, a quelli che fanno ” la pacchia” secondo l’ ex ministro Salvini, a Riace perché l’ ex presidente del Consiglio Renzi disse un giorno, in una intervista , di andare ad assisterli a ” casa loro “. Per noi Riace ” è casa loro” perché era l’ unico posto dove venivano assistiti con amore e accolti come esseri umani. A Riace perché era un punto simbolo, un esempio del modo in cui debbono accogliersi gli esseri umani quando sono difficoltà. E, quindi, logica conseguenza, l’ ambulatorio non solo per i rifugiati ma anche per i residenti. Chi aveva bisogno bussava alla nostra porta e la porta è sempre stata aperta.-

Come siete riusciti a mettere insieme e a fare coesistere la Sua professionalità e quella di altri medici?

-Questa è una di quelle cose che neanche me la domando. Io presumo che per il 99 per cento dei giovani che scelgono di fare medicina tra le motivazioni più forti e più importanti vi è quella di svolgere una missione per gli altri. Poi magari questa passione va scemando per via dei tempi, delle grane, degli orari impossibili, della famiglia. Molte cose possono distogliere da questa ispirazione ma fondamentalmente dentro ogni medico c’e’ o ci dovrebbe quanto meno stare un cuore da dare agli altri , per lenire la sofferenza, aiutare chi è dentro il dolore a non soffrire più. Gli altri medici che sono venuti a dare una mano non li ha chiamati nessuno. Sono venuti spontaneamente. Io faccio fatica a metterli in elenco tutti perché sono così tanti che rischierei di dimenticare qualcuno. Tanti davvero hanno creduto in questo sogno e si prodigano per esso. –

Sappiamo che Mimmo Lucano ha appoggiato sin da subito la vostra iniziativa, ma la gente del posto come l’ ha accolta?

– Dò un dato esemplificativo. La ginecologa ha fatto in questi due anni 350 visite per 152 pazienti : 40 sono state donne del posto. Mi pare che sia un dato significativo di come sia stata accolta dalla gente del luogo la nostra iniziativa. –

Ed oggi che gli SPRAR sono stati chiusi, che percentuale abbiamo di aiuti resi ai migranti?

– Insomma. Occorre tenere conto che questa legge sicurezza e la sicurezza bis ha devastato quello che era un gioiello per l’ accoglienza italiana che erano gli SPRAR. Che andavano corretti, meritavano sicuramente “un tagliando” perché dopo anni di attività alcune criticità venivano allo scoperto, andavano migliorati , risistemati, riveduti, corretti. Ma non andavano chiusi. Erano un sistema di distribuzione della fatica dell’accoglienza e della integrazione che non è consentito potere trovare nei grandi centri di accoglienza dove diventare un lager per quei luoghi il passetto è semplice. –

Perché oggi siete stati ” invitati ” a lasciare i locali dell’amministrazione comunale?

– Mi attengo alla motivazione ufficiale ed essa è che servivano i locali al comune perché c’è un Commissario liquidatore che è un funzionario della prefettura che aveva bisogno di una stanza e di una scrivania. E siccome nel resto dell’edificio di Riace non c’ era una stanza libera con una scrivania, hanno pensato che potessero utilizzare quella dell’ambulatorio da trasferire, secondo la loro proposta, in un’ altra sede. Loro ci indicavano quale nuova ubicazione, la sede della guardia medica. Ma essa non è abilitata ad ospitare un ambulatorio medico. Quindi noi non potevamo permetterci di andarci. Non avremmo ottenuto l’ autorizzazione così come non l’ ha ottenuta il medico di base che collaborava con noi nel nostro ambulatorio. Egli è andato al distretto per chiedere se poteva, nel frattempo che si fosse trovato altro locale da utilizzare come suo studio medico, usufruire del locale adibito a guardia medica. Gli è stato detto che la Guardia Medica di Riace non è abilitata per avere tutte le autorizzazioni necessarie per essere un ambulatorio medico. –

Il vostro ambulatorio quanti giorni alla settimana è aperto?

-Tre giorni la settimana col medico di base e poi a turno ci andavano per appuntamenti la ginecologa, il pediatra e la cardiologa. Per le altre prestazioni di gastroenterologia , endocrinologia o diagnostica per immagini a spostarsi erano i pazienti recandosi negli ambulatori dei nostri collaboratori.-

E il Commissario liquidatore quante volte la settimana viene a Riace?

– Non lo so. Presumo però che debba venirci perché altrimenti non sarebbe stato necessario reperirgli una stanza.-

Adesso che siete stati ” invitati a lasciare i locali” come intendete operare? Intendete abbandonare Riace?

– No. Nel frattempo i medici che andavano in ambulatorio hanno già messo a disposizione dei pazienti che hanno bisogno delle loro prestazioni, i loro studi. Ci sarà il disagio per un po’ di tempo per alcune persone che dovranno trasferirsi da Riace, da Camini, da Monasterace, da Caulonia, da dove in genere vengono i nostri pazienti per andare negli ambulatori di Siderno o Gioiosa Ionica dove operano questi medici che collaborano con l’ ambulatorio. Ma tutto questo solo per un paio di mesi spero. Se non si frapporranno ostruzionismi di natura burocratica,in un paio di mesi dovremmo essere in grado di riaprire l’ ambulatorio sempre a Riace in un locale dismesso dove c’ era una antica falegnameria. Abbiamo già predisposto i progetti e stiamo ottenendo le necessarie autorizzazioni per realizzare le opere di ristrutturazione , poi avremo le autorizzazioni sanitarie e poi, finalmente, riprenderemo. Sempre a Riace. Avevamo ottenuto, per la verità, molta disponibilità altrove. A Camini per esempio o a Monasterace e tanti altri luoghi ma per noi rimane fondamentale restare a Riace –

Accresce umanamente questa esperienza?

– La sensazione che ho sempre, tutte le volte che vado in giro per il mondo per queste attività, è che quello che riesco a dare è niente rispetto a quello che mi porto dietro e che mi viene donato –

Si sente di dire che il vostro esempio aiuti gli altri e costituisca un sasso lanciato nello stagno della indifferenza? Che possa convincere gli altri alla solidarietà in un mondo sempre più monade?

– Una delle cose che ci siamo detti all’inizio di questa bellissima esperienza nata tredici anni fa con i miei amici e colleghi con cui abbiamo discusso infinitamente e a lungo per decidere come organizzarci e lo abbiamo scritto nel nostro statuto è che la nostra speranza era quella “di essere copiati “. Non volevamo il copyright per questa iniziativa. Volevamo che la nostra attività favorisse tutto ciò che avesse mostrato voglia di replicare questa iniziativa. Nel 2006 quando nascemmo come associazione, non c’ era questa condizione che stiamo vivendo oggi. La crisi economica e la povertà assoluta hanno allargato anche la percentuale del bisogno. Quindi oggi il problema si pone molto più ferocemente di quanto non si ponesse nel 2006. In questi giorni più che mai iniziative come questa, ma che potrebbero riguardare la scuola e altri settori della nostra vita ,rivolte a chi non può, a chi ha difficoltà a fare quello che fino a qualche anno fa sembrava nella logica delle cose, sarebbe auspicabile nascessero e si intensificassero.-

Restano a Riace per Riace. Per coloro che non possono curarsi a prescindere del colore della loro pelle. Lo sanno bene Cosma e Damiano. Lo sa bene Ippocrate e quella Calabria che non si arrende, di cui i giornali non parlano, perché non ubbidisce a uno stereotipo. Lo sa bene chi non vuole abdicare a un diritto che non si compra e non si vende : il diritto di restare umani.