CACCIA APERTA ALLA COPPIA DI PADRINI “MOCRO-MAFFIA” OLANDESE

DI GUIDO OLIMPIO

Li segnalano ovunque. In Sud America protetti dai cartelli. Altri pensano siano in Nord Africa nascosti tra vecchi amici. Oppure sistemati tra i grattacieli di Dubai. E l’ultima indiscrezione spinge verso l’Iran. Al centro del racconto una coppia terribile: Ridouan Taghi e Said Razzouki, due padrini della Mocro-Maffia (una combinazione tra le parole «Mocro», uno slang dispregiativo in olandese che indica la minoranza marocchina nei Paesi Bassi, e «Maffia» con due effe, ndr).

Gli agguati

Taghi è nato in Marocco, ma è cresciuto in Olanda, così come altri protagonisti di una rete criminale responsabile di agguati in serie e di traffici di droga imponenti sull’asse America Latina-porti del Nord Europa. Non temono le autorità. Annientano i nemici, colpiscono i media, lavorano con organizzazioni sudamericane, africane e italiane. I loro sicari hanno assassinato il 18 settembre l’avvocato Derk Wiersum, il difensore di un pentito al quale hanno già ammazzato un fratello. Sistemi sfrontati per difendere i loro affari immensi: hanno iniziato con l’hashish per poi allargarsi alla cocaina e alle anfetamine stabilendo alleanze strategiche. Un grande giro all’origine, inevitabilmente, di una guerra tra i gruppi rivali.

Oppositori uccisi

Le organizzazioni criminali, quando serve, diventano lo strumento di servizi segreti. Offrono i loro uomini, le case sicure, in qualche caso la logistica. E questo è avvenuto anche per alcuni elementi della Mocro-Maffia, sospettati di aver eseguito omicidi mirati contro due oppositori iraniani, da tempo rifugiati in Olanda. Il primo è Mohammed Reza Kolahi Samadi, assassinato nel dicembre 2015, il secondo Ahmad Molla Nissi, fatto fuori due anni dopo. Samadi – come abbiamo raccontato sul Corriere – viveva sotto falsa identità ed era accusato di aver partecipato ad un attentato contro i vertici della Repubblica Islamica a Teheran, nel lontano 28 giugno 1981. Strage pesante anche sul piano politico. Nissi era invece il leader del movimento di liberazione dell’Ahwaz, fazione separatista araba ostile agli ayatollah e appoggiato dalle monarchie sunnite.

Le condanne

Le indagini sull’agguato contro Samadi hanno portato all’arresto e alla condanna di tre persone, legate ai trafficanti di droga marocchini del clan Naouffel. I responsabili hanno cercato di accreditare la tesi del regolamento di conti. Ma c’è il sospetto che i killer siano stati pagati dagli iraniani per eseguire il contratto. Scelta operativa ideale per allontanare eventuali sospetti, negare responsabilità, depistare le indagini. Proprio i contatti dei banditi con i servizi khomeinisti – secondo rivelazioni del quotidiano De Telegraaf – avrebbero spinto Taghi e Razzouki a trovare riparo temporaneo tra i mullah. Ipotesi combinata con quella che, invece, li «sposta» negli Emirati Arabi, ma anche dall’altra parte del mondo, in Cile o Messico. La procura – precisiamolo – non ha accusato in modo specifico Teheran, però i rapporti sono tempestosi: due diplomatici dell’Iran sono stati espulsi e il ministro degli Esteri olandese, nel gennaio 2019, ha parlato di forti indizi di un coinvolgimento del paese mediorientale.

La taglia

Difficile dire quale sia la più attendibile. I boss sono bravi nel mimetizzare le loro tracce, hanno complici ovunque. Inoltre la tesi di un intreccio con le rivalità del Golfo Persico – dove i contendenti usano qualsiasi mezzo per mettere in cattiva luce l’avversario – rende tutto più fumoso, può spingere su false piste. La guerra di parole si somma alla battaglia tra narcos. Le rivelazioni sono un mezzo di pressione per indurre qualcuno a togliere appoggi e ad invitare qualcuno a parlare. Sulla testa di Taghi e Razzouki c’è una taglia di 100 mila euro.

https://www.corriere.it/esteri/19_novembre_10/caccia-aperta-coppia-padrini-mocro-maffia-olandese-15a8ff96-03bc-11ea-a09d-144c1806035c.shtml