MARGHERA, “LA DROGA DI HITLER”, USATA DAGLI OPERAI PER TURNI MASSACRANTI

DI MARINA POMANTE

Nessun problema per sostenere turni massacranti, basta ricorrere alla droga di Hitler.

L’importante è non perdere il posto di lavoro. Già un lavoro che offre 6 euro l’ora, alla faccia di Luigi Di Maio che vorrebbe una retribuzione minima di 9 euro orarie…

Lo scenario è quello di Marghera, e quello che sta venendo alla luce è qualcosa di inquietante e al contempo penoso.

Un’indagine dei carabinieri, un mese fa ha portato a un maxi-sequestro di pastiglie di Yaba.
L’inchiesta della Guardia di finanza di Mestre sullo sfruttamento della mano d’opera, che riguarderebbe in prevalenza cittadini bengalesi, assoldati da società in sub-appalto ha fatto emergere un risvolto della disperazione che forse in qualche ambiente era già “ventilato” ma ignoto alla stragrande maggioranza delle persone.

A Porto Marghera, nei cantieri di costruzione delle grandi navi, ci si droga per riuscire a sostenere turni pressanti e pesanti, pare sia questa la soluzione per non mettere a rischio il posto di lavoro.
Non solo per lo stipendio misero che ci si vede corrisposti, ma soprattutto per non perdere la possibilità di vedersi rinnovato il permesso di soggiorno.

L’indagine sulla Fincantieri ha di fatto scoperto questa assurda “pratica” adottata dai lavoratori. L’indagine è scaturita in seguito a quella dei carabinieri ed al conseguente maxi sequestro di pastiglie di Yaba, un mese fa.

La Yaba è una droga sintetica a base di metanfetamina. E’ capace di produrre in chi l’assume uno stato di iper-eccitazione e abbatte sensibilmente la sensazione di fame e fatica.

La Yaba, è meglio conosciuta come “la droga di Hitler”, perché era abbondantemente presente ed usata dai soldati del Terzo Reich durante la Seconda Guerra Mondiale. I soldati ne facevano un uso esagerato, proprio per poter sostenere qualsiasi fatica senza apparentemente risentirne.

Altro nome col quale è conosciuta questa sostanza è “la droga della pazzia”. Questo da solo la dice lunga sui rischi che riguardano chi ne fa uso. Crea danni gravi al sistema nervoso, conduce a forti stati d’ansia, fino alla depressione, e in più casi è stato rilevato che indurrebbe anche al suicidio…

Già prima ancora che la GdF procedesse alle perquisizioni nelle sedi delle società che lavorano per Fincantieri e nelle abitazioni di diversi di dirigenti indagati per corruzione tra privati, i carabinieri avevano scoperto che la comunità bengalese presente nel Veneto faceva grande uso di quella droga.
Va precisato che a Venezia i bengalesi sono la seconda comunità più popolosa dopo quella che abita a Roma.

Gli uomini del Nucleo investigativo di Venezia, in collaborazione con quelli della stazione di Roma Quadraro, ad inizio ottobre, avevano proceduto a mettere in manette un grossista bengalese, il quarantenne Loftor Mohammad. Loftor è accusato di aver rifornito droga a un connazionale residente a Mestre, questo poi provvedeva allo smercio delle pastiglie di colore rosso chiaro o rosso scuro, con incise le lettere “R” o “WY”. Il prezzo della Yaba era indicato dai 4 ai 10 euro per pasticca.
Nell’operazione erano state rinvenute 31 mila pastiglie. Un quantitativo così ingente mai trovato prima in Italia.
Le pasticche erano nascoste nel sottofondo di una valigia. Il loro valore al dettaglio era di circa 200 mila euro.
L’operazione dei carabinieri, che ha portato a sei indagati per spaccio era denominata “Yaba Smuggler”. Un’indagine che adesso si unisce a quella della Finanza, denominata “Paga globale”.

Sono state interrogate diverse persone dai carabinieri e molti operai impiegati alla Fincantieri hanno ammesso di aver acquistato le pastiglie.

L’inchiesta della GdF ha dimostrato che i lavoratori che percepiscono una paga di 5 o 6 euro l’ora per costruire e arredare le navi, vengono obbligati a ritmi di lavoro massacranti allo scopo di rispettare i tempi di consegna. Quasi sempre sono costretti a lavorare ben oltre l’orario di lavoro, naturalmente senza vedersi considerare una remunerazione straordinaria, anzi, in base al sistema della “paga globale” il guadagno medio diminuisce: più ore di lavoro con la stessa paga!

Due dei pusher individuati dai carabinieri lavoravano per la Pz Company Srl di via Cappuccina, a Mestre, una società che ha subappalti in Fincantieri.
Un anno fa, a dicembre 2018 venne fermato un lavoratore della cantieristica, che nello zaino aveva 800 pasticche di Yaba acquistate dal grossista romano.
Un corriere bengalese era stato fermato precedentemente all’aeroporto veneziano, Marco Polo.

Giorgio Gava, pm di venezia ha scritto nel decreto di sequestro dell’operazione “Paga globale”: “È emerso che i lavoratori di plurime società che hanno svolto negli anni le operazioni di molatura e carpenteria nella stabilimento di Marghera della Fincantieri, hanno retribuito i loro lavoratori in termini totalmente difformi rispetto alle buste paga, senza alcun riconoscimento di ferie retribuite, lavoro straordinario, lavoro festivo e assenze per malattia”.

I lavori che gli italiani non vogliono fare… Questo è quanto si sente spesso affermare da alcuni. Viene da chiedersi se gli italiani sarebbero disposti ad accettare simili condizioni, ci si domanda quale uomo è felice di essere trattato come uno schiavo-lavoratore con stipendio da fame e condizioni vessatorie e ricattatorie. Tutto questo è possibile perchè c’è la tendenza radicata ad approfittarsi di chi vive una condizione di fragilità sociale, di precarietà, di svantaggio.
A nulla valgono riflessioni ed implicazioni politiche pseudo-strumentali, a nulla vale il ricorso alla coscienza individuale, se non si promuovono ed attuano misure serie ed intransigenti verso chi sfrutta il lavoratore. Il problema non sono i porti chiusi, ma quelli che sono già dentro i porti e accolgono a braccia aperte gli “schiavi” utili per far ingrassare le proprie… pance.
Un essere umano non dovrebbe mettere a rischio la propria salute per garantirsi un tozzo di pane e quando questo accade, un pezzettino di colpa lo abbiamo tutti.