SALVIAMO PIERPAOLO

DI GEPPE INSERRA

Chi segue Lettere Meridiane e i miei profili social sa che sono oltremodo refrattario a sostenere catene di solidarietà e richieste di fondi. Questa eccezione è sacrosanta. Perché me l’ha segnalata un carissimo amico, una persona di specchiata onestà morale e intellettuale come Piero Minchillo, imprenditore già vicesindaco di San Paolo Civitate, e perché potrebbe dipendere da noi se la storia che state per leggere avrà o meno un lieto fine. Sicuramente, rappresenta una buona occasione per dimostrare che i social non sono soltanto chiacchiere.

Ne è protagonista, suo malgrado, Pierpaolo Piras, 42 anni, originario di Cagliari. Dal 2005 si è trasferito per amore a San Paolo Civitate, dove vive con sua moglie Daniela Pallotta, medico presso presso Casa Sollievo della Sofferenza, e i suoi due figli di 11 e di 8 anni.

A febbraio di quest’anno, Pierpaolo ha scoperto di essere affetto da una rara forma di tumore del sangue, non operabile e particolarmente aggressiva. La terapia chemioterapica che gli è stata praticata in questi mesi non ha dato il risultato sperato, e lo stesso è successo con una terapia sperimentale consistente nella somministrazione di un farmaco arrivato direttamente dagli Stati Uniti. Pierpaolo è quello che viene definito un paziente refrattario: il suo male si è purtroppo dimostrato resistente  a tutti i trattamenti fino ad ora eseguiti.

L’ultima possibilità di salvezza è rappresentata da una cura costosissima, non disponibile per lui in Italia, in quanto il Sistema Sanitario Nazionale lo ha ritenuto un paziente “non ottimale”. Si tratta della Car-T, un complesso procedimento in cui alcune cellule del sistema immunitario vengono prelevate dal paziente, geneticamente modificate in laboratorio per poter riconoscere le cellule tumorali e poi re-infuse nello stesso paziente.

Per potersi sottoporre a questa terapia innovativa, Pierpaolo può soltanto recarsi all’estero, dove ha trovato (in Francia e in Israele) due ospedali che si sono detti disponibili a curarlo. Ma il costo è proibitivo: 520.000 dollari/euro.

La famiglia sta dando fondo a tutte le due disponibilità economiche che non sono tali da poter fronteggiare una simile spesa. Ha così deciso di chiedere aiuto a tutti lanciando un appello e una raccolta fondi su gofundme.

Bisogna fare in fretta, perché il linfoma progredisce velocemente e le terapie cui attualmente Pierpaolo si sta sottoponendo possono tuttalpiù rallentarlo.

“Abbiamo bisogno dell’apporto di tutti voi – si legge nell’appello-, nella fiducia e speranza che ognuno possa aiutarci con i mezzi di cui può disporre. Anche un piccolo gesto sarà apprezzato e fondamentale, perché solo aggiungendo mattone a mattone si può costruire un edificio, perché solo aggiungendo goccia a goccia si può formare il mare.”

A testimonianza della serietà della campagna c’è un particolare non trascurabile: la famiglia si impegna a restituire i fondi raccolti o a devolverli a iniziative simili qualora si profili altre possibilità terapeutiche per il buon Pierpaolo.

Avanti, cari amici e lettori di Lettere Meridiane, facciamo in modo che Pierpaolo possa tornare a sorridere: cliccate sul collegamento che segue per leggere tutta la storia e per aderire alla campagna. E condividetelo.

PER LEGGERE TUTTA LA STORIA E PER ADERIRE ALLA CAMPAGNA –> https://www.gofundme.com/f/1sixwkpp80?utm_source=whatsApp&utm_medium=chat&utm_campaign=p_cp+share-sheet

Salviamo Pierpaolo