ANDIAMO AL CINEMA CON LE POESIE DI ATTILIO BERTOLUCCI

DI VANNI CAPOCCIA


Attilio Bertolucci è uno dei più importanti poeti italiani del secolo scorso, oltre ai canti di vita familiare “Camera da letto” ha scritto poesie di un realismo lirico e dalle vibrazioni semplici e profonde, dove c’è il ricordo di cose viste e descritte come se fossero sequenze di un film (Bertolucci ha scritto anche di cinema, Bernardo e Giuseppe Bertolucci sono i suoi due figli registi).
Immagini che parlano e si fanno poesia che a sua volta diventa il nostro occhio. Noi leggiamo e vediamo e siccome il nostro occhio guidato dalle nostre sensazioni, fantasie, sentimenti è unico la poesia che leggiamo diventa unica, irripetibile. Non sarà mai uguale alla stessa letta dall’occhio di un altro/a. E più avvertiremo questa unicità, più diremo che la poesia è bella.
“Una cavalla” è una specie di fermo immagine. Siamo all’imbrunire, una cavalla pascola, annusa l’aria, trotterella via. Ed è già notte. Fa venire in mente quei film con gli indiani nei quali lo stregone fuma nel calumet un intruglio allucinogeno e vede un cavallo che annusa l’aria delle grandi praterie di Manitou e poi sparisce nel buio. Tutto qua, ma quanta poesia c’è in questo sogno: “Una cavalla sola / pascola / in una radura / si fa notte / la luna brilla / nell’aria serena / vagamente splende / respira con il muso alto / i profumati effluvi / della notte che viene / comincia un piccolo trotto / grazioso e musicale / già è notte / e nulla più si vede / intorno”.
Ne “La Rosa bianca” siamo alla fine dell’estate. Le giornate sono ancora dolci e la rosa bianca è bella “come tu sarai allora”.Ossimoro molto bello il “sarai allora” finale: sarai fa pensare al futuro; allora rimanda al passato. “La Rosa bianca” è anche il titolo di un film. Racconta la sconosciuta storia di un gruppo di universitari cattolici e pacifisti tedeschi che si ribellarono al nazismo. Il loro motto era “Etiamsi omnes, ego non”. Anche se tutti, io no; attualissimo, da far proprio nei tempi, bui come allora, che viviamo: “Coglierò per te l’ultima rosa del giardino, / la rosa bianca che fiorisce / nelle prime nebbie. / Le avide api l’hanno visitata / sino a ieri, / ma è ancora così dolce / che fa tremare. / È un ritratto di te a trent’anni, / un po’ smemorata, come tu sarai allora”.