PIOGGIA DI RAZZI SU ISRAELE. L’ESCALATION È DIETRO L’ANGOLO

DI LUCIANO ASSIN

NOSTRO INVIATO DA ISRAELE

 

Nonostante un autunno quasi primaverile , quasi un’estate di san Martino, in Israele sta piovendo. Ma non è l’acqua a cadere, che qui è sempre benvenuta, bensì le centinaia di razzi sparate dalla striscia di Gaza verso decine di centri abitati, Tel Aviv compresa. I bombardamenti sono iniziati da stamattina presto dopo che l’esercito israeliano aveva ucciso Baha Abu al Ata, uno dei leader della Jihad islamica, responsabile del continuo gocciolio, mai interrotto, di razzi sparati verso i centri abitanti israeliani confinanti con la striscia di Gaza.

Come sempre da queste parti la situazione è paradossale. Nella striscia di Gaza il garante della sicurezza e della stabilità è Hammas. Non è chiaro se per scelta o per incapacità, ma è un fatto che le formazioni della Jihad islamica allargano sempre di più il loro raggio di azione ponendo così i “governanti” della striscia in una situazione di enorme imbarazzo.

Hammas ha deciso già da qualche mese di mantenere la tensione a livelli sopportabili in attesa di un momento più propizio, e il farsi scavalcare da formazioni più estremiste non fa che ledere la sua autorità e il suo prestigio. Fatto sta che fino ad ora le formazioni sotto il suo diretto controllo non sono intervenute.

Il governo israeliano per il momento incassa e cerca di non alzare il livello degli scontri. Il sistema anti missilistico Iron dome, le stanze a prova di bomba presenti in quasi tutte le abitazioni israeliane e i sistemi di allarme della Protezione Civile hanno ridotto al minimo i danni alle persone. Ma è una situazione che può degenarare in un attimo. Basta che uno di questi razzi, che vengono sparati indiscrinatamente sulla popolazione, colpisca un autobus, una scuola o un centro commerciale, causando morti e feriti, che il governo israeliano si vedrà costretto ad intraprendere un’operazione militare su vasta scala.

A questa situazione, già di per se stessa complessa e delicata, bisogna aggiungere il fatto che Israele non ha un governo stabile. A quasi due mesi dalle ultime elezioni politiche lo stato ebraico si trova in una situazione di stallo che per il momento appare senza soluzione. Nessuno dei due blocchi politici è attualmente in grado di formare un governo e questo non fa che complicare la situazione. Ma forse è proprio il momento d’emergenza che permetterà alle parti in causa di formare un governo di unità nazionale che permetterà a tutti di rimandare “sine die” le divergenze ideologiche.

“Guardia, a che punto è la notte?” chiedeva Isaia (anche Guccini se vogliamo essere puntigliosi), per il momento nessuno lo sa. Gli israeliani mordono il freno visto che la misura non è ancora colma, ma una nuova Protective Edge è appena dietro l’angolo.