SE PASSA L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA DI BOCCIA, FINE DELL’EQUITÀ PER IL SUD

DI PINO APRILE

Ma questi davvero pensano che abbiamo l’anello al naso? Se passa l’Autonomia differenziata (ovvero, facendo a pezzi il principio base della nostra Costituzione: non diritti uguali per tutti i cittadini, cosa che già adesso non è, ma privilegi ai ricchi e una ceppa ai poveri, però con i soldi di tutti gli italiani!), se un parlamento di pazzi o di servi accetterà “la bozza” del ministro alle Regioni Francesco Eriko Stefani Boccia (della Lega-Pd: non si capisce la differenza fra la porcata prodotta da lui e quella della sua collega leghista Erika Stefani), l’equità diventerà impossibile e la secessione sarà l’unica via di uscita.

Il Pun, partito unico del Nord (dalla Lega razzista alla Lega rossa di vergogna: il Pd) finge di litigare e per fregare il Sud usa un terrone. Lo stesso che, vorrei sbagliare, diceva: l’Autonomia? Prima i Lep, i livelli essenziali delle prestazioni da garantire a ogni cittadino italiano, in uguale quantità e qualità. L’Autonomia consiste nel trasferimento di competenze (dalla sanità alla scuola, ai trasporti, alla protezione civile…) dall’amministrazione statale a quella regionale. Ma i paraculi approfittano di questo decentramento (folle, in alcuni casi, vedi la scuola, che avrebbe venti gestioni e indirizzi diversi!) per farsi pagare l’uguale per tutti secondo il costo dei servizi, ma in proporzione alla ricchezza di chi li riceve. Quindi, ai poveri, niente o quasi.

ENTRO GENNAIO LIBERTÀ DI RAPINA DELLE RISORSE NAZIONALI ALLE REGIONI RICCHE

Cosa c’è di tanto grave nella bozza? Detto in breve: già a gennaio Boccia sarebbe pronto a firmare l’intesa con le Regioni ladre di diritti e soldi, entro un anno, però, si devono definire i Lep. Come dire: prima acchiappano i soldi gli italiani arricchitisi con le risorse nazionali concentrate, per un secolo e mezzo, nel solo Nord; poi si stabilisce quanto costa quello per cui si danno quei soldi, e se resta qualcosa, si dà quel che si può anche agli altri. Il governatore della Liguria, Giovanni Toti, dice che siccome hanno fretta di arraffare dalla cassa comune, i Lep farebbero perdere tempo. Il suo collega veneto Luca Zaia idem: “Una perdita di tempo”. Hanno già deciso loro di prendersi tutto, cosa sono tutte queste chiacchiere?

Ci fossero ancora i cinquestelle, sai i vaffanculo!

E poi, giustamente, a loro che cavolo gliene frega dei diritti uguali per tutti: non eravamo abituati a subire e tacere?

LA “SPESA STORICA” CHE HA RIDOTTO IL SUD A COLONIA, “PER COMINCIARE”!

Ma la banda Bassotti del partito unico del Nord, con i rappresentanti del Mezzogiorno quale personale di servizio (è la condizione delle classi dirigenti coloniali del Sud, dal 1860-61), ci fa credere di dover accettare un pesante sacrificio, accontentandosi di far partire l’Autonomia, “almeno per i primi anni” (copyright Toti: minchia, e manco gli basta!) con le cifre della “spesa storica”. Cioè, quella che cominciò con la distruzione delle fabbriche del Sud, a opera delle truppe sabaude, la strage degli operai, il furto dei macchinari da portare al Nord, per aprire (con la refurtiva) officine, filande; il saccheggio dell’oro delle banche, il divieto a quelle del Sud di espandersi al Nord, mentre quelle del Nord potevano espandersi al Sud, stampando carta moneta senza valore e chiedendone, grazie a un’altra delle leggi tipo l’Autonomia differenziata, il corrispettivo in oro a quelle del Sud (così rastrellarono il circolante, dopo aver vuotato i caveau), eccetera; sino al furto dei risarcimenti dei danni di guerra subiti dal Mezzogiorno, da parte degli alleati nel secondo conflitto mondiale e il suo trasferimento alle industrie del Nord; sino al rimbalzo dei fondi della Cassa del Mezzogiorno, ritornati per oltre il 75 per cento al Nord; agli stanziamenti per le ferrovie e l’alta velocità, oggi, 98,8 per cento a Nord, 1,2 da Firenze in giù (Renzi); quelli per le scuole terremotate, che sono in stragrande maggioranza al Sud, dirottati alle scuole del Nord per il 97 per cento; ai soldi per la ricerca per università e industrie meridionali, rubati e spesi per l’illuminazione pubblica al Veneto, compagnie di navigazione del Garda, aziende di armi del Bresciano; sino alla falsificazione, in parlamento, di dati e documenti, proponendo sedute “segrete, come l’Antimafia”, per non dare ai Comuni del Sud quanto stabilivano le norme costituzionali e ridurlo a meno della metà, girando il …dippiù al Nord (il Robin Hood padano ruba ai poveri per dare ai ricchi). Scoperta l’appropriazione indebita, grazie alle ricerche del giornalista Marco Esposito, già un centinaio di Comuni hanno fatto causa allo Stato ladro (anche quando non piove).

SEMPRE DI PIÙ A CHI HA AVUTO DI PIÙ, SEMPRE MENO A CHI HA AVUTO MENO

La “spesa storica” è quella che assegna risorse maggiori con criterio geografico e in proporzione alla ricchezza (più hai, più ti viene dato): tutte le grandi opere con soldi pubblici sono al Nord, pur se inutili, in perdita e dannose; per la salute di un terrone si spende almeno il venti per cento meno (come dire che uno su cinque può morire, se meridionale; al Nord no), e in alcuni Asl del Sud, un cittadino ogni due che ha smesso di curarsi; l’università Federico II di Napoli, con gli stessi studenti di quella di Bologna (e altri confronti Nord-Sud sono pure più impietosi) ha la metà dei contributi; la ricerca fatta dal Politecnico di Bari vale circa tre volte quella dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova, a parità di spesa, ogni centomila euro, ma i soldi vanno solo a Genova e a Milano, tanti da ammuffire in banca, perché manco riescono a spenderne tutti.

E ti credo che “ci basta la spesa storica”, ovvero, una norma, addirittura costituzionale, che fissi, da qui all’eternità, il diritto alla prepotenza e al privilegio di una parte e la condanna al meno e alla “dignità coloniale”, servile, subordinata, di un’altra. E fanno pure storie! Toti valuta la spesa storica un punto di partenza; e gli altri pure: non dimentichiamo che il Veneto voleva i nove decimi delle tasse pagate allo Stato, come fossero della Regione (e vedrete che, ove ottengano la spesa storica, ricominceranno a lamentarsi che è troppo poco, per chi vuole tutto).

E I LEP? FRA UN ANNO, O L’ANNO DOPO, SE CI SONO I FONDI…

Quindi, bocciato Boccia (la Stefani era più sincera). E diciamolo per la millesima volta: prima i Lep, dopo il trasferimento di competenze alle Regioni. Davvero Boccia crede non sappiamo che i Lep verrebbero mandati a babbo morto, se non fosse così? Lui dice che in un anno i Lep verrebbero definiti? E allora, fra un anno l’Autonomia, quando si saprà quanto costa. Boccia ci chiede ci credergli (un anno!), nonostante non siano riusciti a farli in 17 e più, perché si sono accorti che non conviene ai ricchi? E se l’apposita commissione (un’altra! Abbiamo qualcuno da sistemare?) fosse bloccata da contrasti politici per un anno? E se lo stesso governo durasse meno di un anno?

La bozza detta che se i Lep non saranno definiti entro un anno, provvederà il governo dell’anno dopo. E se non lo fa? E se lo fa in termini persino penalizzanti (mica sono finiti i Boccia in giro)?

Quindi, intanto i ricchi acchiappano quanto, quando dicono loro, e subito; per gli altri, poi si vede. È un secolo e mezzo che si cede all’impazienza dei ladri e si sfida la pazienza dei derubati. Occhio, signori, il pazientometro dice che siamo agli sgoccioli; cominciate a correre!

E dove prenderebbero i soldi per il costo dei Lep, dopo la razzia concessa ai ricchi? Da “risorse a carattere permanente iscritte nel bilancio dello Stato”. Quindi, #terronestaisereno, si attingerà a quelle risorse, ma “nei limiti”. Ah, i limiti del bilancio…: quello là, giusto? Non aggiungo nulla.

Pare che in quelle risorse (il sospetto è stato avanzato, non sono in grado di dire se a ragione o no), vengano conteggiati pure i fondi europei che, per legge, dovrebbero essere aggiunti a quelli nazionali, dirottati, invece, quasi tutti al Nord (e al Sud ci pensi l’Europa!). Non mi dica, ministro… Anzi, dica, ministro, e si sbrighi pure a dirlo. E poi, audite audite, c’è il “fondo di perequazione”! Ma davvero? Tipo quello del federalismo fiscale, con cui, invece di dare quanto mancava a chi non aveva avuto, si tolse un ulteriore 54,2 per cento al derubato?

E questa porcheria non sarà nemmeno sottoposta al voto del parlamento, cui si concederebbe di esprimere un’opinione e ingoiare in silenzio.

SE PASSA L’AUTONOMIA PRIMA DEI LEP, NON RESTA CHE LA SECESSIONE

Ministro, ma lei, uno specchio, a casa, ce l’ha? Al suo nome ci tiene? Quando va al paese suo, Bisceglie (bella Bisceglie!) e incontra la gente a cui state rubando vita, salute, lavoro, figli costretti ad andarsene, ha il coraggio di guardare negli occhi, salutare, chiedere “Come va?”, Come stai?”. Non teme di sentirsi rispondere: “Da quando ci stai tu, lì o anche prima?”.

Le ragioni di questa bozza senza pudore non si conoscono: forse il Pd spera, così, di guadagnare qualche punto e non perdere l’Emilia Romagna, alle prossime regionali. Calcolo miope e scemo; inseguire la Lega sul suo terreno (dalla modifica del Titolo V della Costituzione, al patto governo-regioni ricche secessioniste, tutto targato Pd) non serve: chi vota Lega preferirà sempre l’originale e il Pd perde pure i suoi. Altra ipotesi è quella di un ventilato accordo fra Lega e Pd: la prima avrebbe mano libera a prendersi l’Emilia Romagna e il secondo salverebbe la Campania, ma nel patto ci sarebbe l’Autonomia differenziata da far partire prima delle elezioni. Vero, fantasioso? Per quel che abbiamo visto finora, il peggio è credibile.

PUBBLICHEREMO I NOMNI DEI COMPLICI TERRONI DI QUESTA PORCHERIA

Aspetto l’ufficialità per scendere nei dettagli della bozza-Boccia, anche perché sono debole di stomaco. Ma una cosa voglio dirla: pubblicheremo i nomi di tutti i complici di questa porcata, se passa, perché loro sono liberi (di obbedire) di vendersi e venderci, ma che si sappia. Saremo nelle piazze, dinanzi al parlamento, li aspetteremo al ritorno a casa, a Sud, per dir loro: so che mi hai venduto e non lo dimentico.

Questa è l’ultima battaglia: non c’è partito che tenga (esiste il gruppo misto per chi ha coscienza e coraggio); vi conteremo ommini, omminicchi e quacquaracquà (pure se gli attributi, finora, li hanno mostrati più alcune donne. Chapeau).

Se passa questa schifezza, per l’equità non vi sarà più spazio; non resterebbe che la secessione. E vi diciamo sin da ora la fine che faranno le vostre forme di parmigiano (ci dovete ancora i soldi, destinati al Sud, con cui se ne comprarono centomila, per aiutare la vostra industria casearia e fottere per l’ennesima volta i terroni).

Non so se voi scherzate, noi facciamo sul serio.

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