GIUSEPPE CONTE È “UNO CHE CI CREDE”

DI MARINA POMANTE

Non c’è memoria di una partecipazione di un premier ad un’assemblea di fabbrica, come non ce n’è di un presidente del Consiglio che va in mezzo alla gente per chiedere di aiutarlo a capire.
Certi atteggiamenti, che apparentemente passano quasi come normali, hanno la capacità di ingenerare la sensazione esatta di quello che sta accadendo, riuscendo a superare le strumentalizzazioni e la foga del momento.
Giuseppe Conte è “uno che ci crede” come si direbbe conversando di lui al bar o tra amici, è un uomo che ha avuto consensi in Europa, in Cina, in America. Conte è quello che va in Europa col ministro dell’economia portando solo chiacchiere, progetti e promesse e riesce a scongiurare la procedura d’infrazione.
Il premier è quello che dice: “chi sbarca in Italia, sbarca in Europa”, lo dice con eleganza, quasi sussurrando, aggrottando la fronte, ma con quella decisione che destabilizza l’interlocutore.L’attuale premier arriva nel mondo della politica, quasi proiettato a forza, dal capo politico del Movimento 5 Stelle. Luigi Di Maio, il 27 febbraio 2018 lo indica come candidato al Ministero della pubblica amministrazione in caso di vittoria alle elezioni politiche del 4 marzo 2018.
Giuseppe Conte, il giorno stesso provvede a dare le dimissioni dal Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa.

Conte nasce ad Volturara Appula, in provicia di Foggia, l’8 agosto del 1964. Il padre, Nicola è un segretario comunale e la madre, Lillina Roberti è un’insegnante delle scuole elementari.
È cattolico ed è nota la sua devozione a San Pio da Pietrelcina. Separato dalla moglie Valentina Fico, è padre di Niccolò, nato nel 2007.
La sua attuale compagna è Olivia Paladino, figlia dell’imprenditore Cesare Paladino e dell’attrice svedese Ewa Brigitta Aulin.

Il futuro premier, dopo gli studi al liceo classico, si laurea con lode in Giurisprudenza presso l’Università di Roma “La Sapienza” nel 1988. Inizierà così la sua carriera di avvocato civilista. Dal 1992 è iscritto all’Albo degli avvocati ed è avvocato cassazionista dal 2002.
La sua passione per la materia giuridica lo ha condotto nel 2000 al conseguimento dell’idoneità a professore associato di diritto privato, per diventare poi professore ordinario nel 2002.

Ha svolto attività di insegnamento presso la Libera Università Maria Santissima Assunta, l’Università di Roma Tre e presso l’Università di Sassari.
Conte è anche stato professore ordinario di diritto privato presso l’Università degli Studi di Firenze e docente presso la Luiss di Roma.

Insomma un uomo dedito alla giurisprudenza, animato dall’amore per la Legge, una figura di indiscussa cultura e dalla preparazione notevole.

Il suo percorso in ambito legislativo non termina qui e il 18 settembre del 2013 viene eletto dalla Camera dei Deputati, componente laico del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa. (L’organo di autogoverno dei magistrati amministrativi). Giuseppe Conte ne coprirà poi la carica di vicepresidente fino al giorno della sua scesa in politica.

Sebbene sia “vicino” al Movimento 5 Stelle, ha sempre dichiarato di essere stato un elettore del centrosinistra.
Interessante la sua riflessione dove afferma che “gli schemi ideologici del Novecento non sono più adeguati” infatti a suo giudizio è “più importante la valutazione dell’operato di una forza politica in base a come si posiziona sul rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali”.

Da questo assunto traspare evidente la posizione di un uomo che seppure forte dei valori tradizionalisti (o addirittura di matrice conservatrice) originari del suo Sud, sa rivolgere lo sguardo ad un futuro progressista, non perdendo di vista l’evolversi delle cose, e lo fa, naturalmente, non perdendo mai di vista il diritto e la libertà dell’individuo. Un pensiero solo apparentemente comune a molti, che in realtà getta le basi su quello che sarà l’imprinting che egli trasmetterà agli altri, siano essi suoi collaboratori o semplici attori del suo percorso.

L’avvocato Conte il 21 maggio del 2018 è proposto come presidente del Consiglio di ministri dalla coalizione M5S-Lega. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che gli conferisce l’incarico di formare il Governo.

In quell’occasione, alla presentazione del suo programma alla stampa conte esordì con la frase: “Sarò l’avvocato difensore del popolo italiano”. Forse anche a significare che l’attività politica che lo avrebbe interessato da ora, non sarebbe stata scollata dal suo bagaglio giuridico e che anzi, ne avrebbe tratto apporto.

Il presidente designato, Giuseppe Conte accetta con riserva, ma rinuncia sei giorni dopo, in seguito al veto di Mattarella sulla nomina del ministro dell’Economia, Paolo Savona.

E così il primo governo che avrebbe visto Conte in veste di premier, si eclissa. Il presidente della Repubblica conferisce allora l’incarico di formare un governo tecnico a Carlo Cottarelli, un governo sarà di transizione sino alle nuove elezioni.
Arriva però anche la rinuncia di Cottarelli il 31 maggio, perchè si sono create nuove condizioni per la formazione di un governo politico.
Guseppe Conte accetta l’incarico e stavolta senza riserve, presenta la lista dei ministri e da vita al nuovo esecutivo.

Un governo delicato sulla base delle componenti stesse che lo hanno formato, tanto che i due leader delle Forze politiche oltre ad assumere il ministero del Lavoro e dello svilupppo economico, Luigi Di Maio e il ministero dell’Interno Matteo Salvini, assumono anche la carica di vicepremier. Ma Conte è un buon mediatore e sa come gestire le rivalità partitiche, anche perchè questo governo ha preventivamente messo su carta quello che è stato definito il “contratto di governo”, sul quale ci sono tutti i punti da portare avanti.

Il premier non ha avuto la strada in discesa, le materie che hanno turbato i suoi sonni sono state dall’economia all’immigrazione, ma anche la politica estera e l’area della riforme.

Il suo aplomb e la sua diplomazia lo hanno fatto apprezzare non solo entro i confini, ma anche sul panorama estero.
Anche se ha precisato che sotto la sua guida, l’Italia resterà sempre un membro attivo della NATO, ha avuto un atteggiamento di favore con la Russia, sostenendo la soppressione delle sanzioni internazionali, che a suo giudizio, danneggiano l’economia italiana. Ha anche considerato la Russia un partner strategico nella lotta contro il terrorismo islamico.

Al G7 In canada Conte fu l’unico ad appoggiare la proposta del presidente USA, Donald Trump, di riammettere la Russia nel G7. Successivamente però la sua posizione sarà più europeista e di condanna ai dazi doganali di Trump su acciaio e alluminio.

Anche la Cina è più vicina col premier Conte e a marzo 2019 firma a Roma con Xi Jinping, il presidente cinese, ben 29 accordi economici per oltre 7 miliardi di euro, come parte del programma di investimenti One Belt One Road.
Intanto in seno al governo, si produce come mediatore e pacificatore tra gli scossoni che le due componenti della maggioranza continuano ad ingenerare. E’ chiara la posizione partigiana del premier in favore del M5S, ma è pure vero che dalla parte leghista arrivano bordate e minacce velate al governo. Salvini in più casi mette in discussione l’operato di altri ministri, specialmente in materia d’immigrazione, anche lo stesso presidente della Camera, Roberto Fico, è spesso preso di mira dalle critiche del vicepremier della componente verde dell’esecutivo.
Conte fa da arbitro e salomonicamente riesce a sedare gli animi.

Ma i problemi del governo non sono più gestibili, non sono problemi di natura governativa, sono ragioni di prevalenza politica-partitica. Gli attriti crescono e Salvini, forte del consenso popolare riscosso alle elezioni europee, inizia a minare la stabilità del governo, prendendo a pretesto la diversa posizione tra Lega e M5S sulla TAV.
In quel periodo intanto per Salvini scoppia lo scandalo dei Rubli dalla Russia e il Pd annuncia la mozione di sfiducia per il leader del Carroccio, nonchè vicepremier.

Ma Salvini batte tutti sul tempo e giovedi 8 agosto, in un comunicato annuncia che non esiste più la maggioranza e che si deve andare ad elezioni anticipate.
Conte replica immediatamente che Salvini aveva l’intenzione di far cadere il governo e che in ogni caso lui avrebbe riferito sulla crisi in Parlamento prima di dimettersi.

Il 20 agosto 2019, ci fu un animato confronto parlamentare in Aula al Senato, in seguito alla mozione di sfiducia, (presentata ed in seguito ritirata) dalla Lega. Il premier ha accusato senza mezzi termini l’ex-vicepremier Salvini di essere un opportunista politico e di aver scatenato la crisi politica solo per rincorrere interessi personali e di partito. Salvini arrivò perfino a chiedere pieni poteri agli italiani.
Conte al termine della seduta si recò dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e presentò le dimissioni dalla carica di Presidente del Consiglio dei Ministri, restando in carica per il disbrigo degli affari correnti.

Dale consultazioni che seguirono emerse una nuova maggioranza: M5S e Pd e Il 28 agosto, Nicola Zingaretti, leader del PD, dichiara al Quirinale di essere favorevole nel riconfermare Giuseppe Conte alla guida del nuovo governo, così come era stato richiesto dal Movimento 5 Stelle.

Il 5 settembre Conte giurerà al Palazzo del Quirinale e ufficialmente inizierà il nuovo governo Conte.

I guai per lui però non finiscono col nuovo governo, che anzi è preso di mira duramente dall’opposizione che ricorre anche a false verità sull’opera dell’esecutivo, gridando ai quattro venti che questo erno introduce nuove tasse, non stabilisce un piano di sviluppo, penalizza famiglie e fino a qualche tempo fa, affermava anche che avrebbe aumentato l’Iva.

Ma né il premier, né gli altri partiti di maggioranza, dapprincipio rispondono a queste accuse ingiustificate, conservando (probabilmente su indicazione dello stesso Conte) un atteggiamento distaccato dalla polemica sterile.

Anche la pazienza però evidentemente ha i suoi limiti, ed è proprio Giuseppe Conte ad alzare la voce “contro le bugie dell’opposizione”, e lo fa in occasione della campagna elettorale in Umbria, dal palco di Narni: “Nuove tasse? Spudorate menzogne”, dice con forza e con aria seccata, il premier, precisando inoltre che le uniche tasse introdotte sono quelle che riguardano tabacchi e plastica.

Lo sfogo di Conte non lascia adito a interpretazioni: “Siamo in un contesto in cui se uno è spudorato nel raccontare le bugie, questo non interessa nessuno”, dice il presidente del consiglio, lamentandosi delle bugie diffuse sulla manovra. “Ci viene detto che introduce nuove tasse per le merendine. Falso. Introduce nuove tasse per il gasolio o la benzina? Falso. Mette una tassazione sul contante? Falso. Ma se si parla coi cittadini questo è ciò che hanno recepito. Introduce tasse si, sulla plastica e sui tabacchi e per i colossi del web digitale. Poi opera una forte redistribuzione per tutte le famiglie”.

Beh, per far perdere le staffe a Conte ce n’è voluto, c’era riuscito Salvini ed è stato umiliato in Aula al Senato in seno alla crisi di governo. C’è riuscita l’ondata di calunnie sulla manovra e sulla presunta pioggia di tasse.

Ora però quello che ha fatto perdere la pazienza al premier è stata la rinuncia alla gestione dell’ex Ilva da parte della ArcelorMittal.
Nei giorni scorsi era scoppiata la faccenda del gruppo franco-indiano che aveva annunciato la sua dipartita dall’acciaieria di Taranto, lasciando in mezzo alla strada 20 mila operai.

Conte si è immediatamente attivato, disponendo tavoli con Mittal e recandosi subito a Taranto per parlare con i cittadini, con gli operai, per capire.
Ha partecipato a incontri e ad assemblee di fabbrica, parlando con la gente, alla pari, ascoltando tutto e tutti, cercando di capire come salvare l’acciaieria e gli operai.

ArcelorMittal ha messo sul piatto una proposta assurda che constava di 5 mila esuberi (cioè 5 mila licenziamenti) e lo sdegno di Conte è salito alle stelle, poi si è parlato di una rimodulazione e gli esuberi sono scesi a 2.500 sempre troppi. Il presidente del Consiglio però ha subito iniziato a valutare la possibilità di ricorrere a speciali ammortizzatori sociali, ha chiesto compattezza alle altre forze politiche, esortando tutti a metter da parte le rivalità di partito e pensare all’Italia a ricorrere ad una coesione, a costringere il gruppo ArcelorMittal a tornare sui propri passi.

Tutto ciò non è valso a nulla e ieri, l’ormai ex gestore dell’acciaieria tarantina ha depositato gli atti di rinuncia in tribunale.

Quello che succederà adesso sarà probabilmente un nuovo commissariamento fino al bando di acquisizione che sarà evidentemente vinto da una cordata con componenti anche del governo.

La battaglia di Conte con ArcelorMittal adesso si sposta sul suo terreno, quello giuridico, vuole dimostrare l’infondatezza del recesso. E se si dichiarò avvocato dei cittadini, è proprio questo il momento che l’avvocato deve battere i pugni sul tavolo. Ma Conte evidentemente questo lo sa già e se nei giorni scorsi non ha mollato mai la presa e le ha tentate tutte per far cambiare idea ad ArcelorMittal, Viene da pensare che in questa fase sarà più determinato che mai.

L’affare Ex Ilva, avrebbe potuto anche causare la caduta del governo, sebbene ritenuto ingiustamente responsabile di questo. L’attività delle forze di maggioranza e specialmente del premier hanno però dimostrato la correttezza dell’esecutivo e hanno altresì evidenziato quanto questo presidente del Consiglio sia diverso da chiunque lo abbia preceduto.
“Giuseppi” come lo chiama Trump, non è un superuomo come egli stesso dice agli operai di Taranto, ma la sua umiltà e signorilità non lo fa esimere dal redarguire quel cittadino che va da lui facendo accuse col volto coperto e ricevendo da Conte la risposta: “se vuoi parlare con me scopri il volto, sono venuto con la maschera, io?”.
Salvini è stato il primo a farne le spese del carattere risoluto del presidente e probabilmente da quel momento tutti noi abbiamo imparato che non è facile buttar giù un uomo di tale levatura, lo s può arrivare a fare, ma bisogna averne le giuste ragioni e lui, che non si definisce “superuomo” non è tipo da prestare facilmente il fianco.

Giuseppe Conte è “uno che ci crede”. Il premier che sta conquistando il gradimento della gente per bene (di M. Pomante)