IL PROF PAGANI MOLLA “L’EREDITÀ”: MEGLIO I SUOI RAGAZZI DELLA POSTA IN GIOCO

DI COSTANZA OGNIBENI

Lascia “l’Eredità” il super campione Niccolò Pagani, e lo fa con una lettera di congedo che ha commosso l’intero stivale, dal centro, dove sono situati gli studi del quiz più longevo della televisione italiana, fino ai paesi più remoti del Nord e del Sud della penisola.

E in effetti non capita tutti i giorni di vedere una persona che, dopo aver inanellato un successo dietro l’altro ed essere arrivata più volte in finale, si ritiri con una lettera scritta in momenti d’insonnia, letta di fronte alle telecamere e a fianco di un emozionato presentatore.

Dodici le presenze al programma, dieci le serate in cui lo abbiamo visto partecipare alla Ghigliottina, il gioco finale in cui sistematicamente si inchiodava per colpa di quel maledetto ostacolo, la parola da indovinare dopo aver ricevuto cinque indizi. Ma volente o nolente il pubblico si era affezionato al professore delle scuole medie che vive e lavora nel Torinese, perché è così che funziona: è un pubblico piuttosto abitudinario, quello delle tv generaliste, che approccia ai personaggi con la consapevolezza della loro transitorietà, ma basta vedere un volto due o tre volte che già ci si affeziona, già entra nella sua vita, nei suoi interessi, e poco conta che si porti il bottino a casa, che sia un “vincente”. La persona inizia a prevalere sul personaggio, l’uomo sul concorrente, e quando quella stessa persona spiazza tutti con un colpo di scena, il tam-tam su tutti i mezzi di informazione diviene inevitabile.

Nello specifico, il suddetto concorrente ha deciso di abbandonare la nave per “tornare dai suoi ragazzi”: quella del professore è una vocazione più che una professione, ed è bello che ancora oggi ci sia qualcuno che crede in questo valore.

Niccolò Pagani ha voluto approfittare delle telecamere e dell’onda del successo che stava cavalcando per lanciare un messaggio a tutti gli italiani, e lo ha fatto leggendo una lettera, con tanto di occhi traboccanti di lacrime. E a ridosso della giornata mondiale della gentilezza.

“Ogni mattina, in prima linea, nella missione quotidiana dell’educazione e dell’onestà dimostrando ai giovani che la gentilezza vince sulla violenza, la cultura sull’ignoranza; il sorriso vince la rabbia e l’ironia batte l’odio”.

Commuove il gesto del professore di San Benigno Canavese; fa pensare che quello che una volta sarebbe sembrato normale, quasi banale – scegliere un mestiere per vocazione, avere a cuore dei ragazzi, insegnare loro dei valori – oggi sia diventato quasi un atto eroico.

Ma tanto per smentire la massima giornalistica “se non è una cattiva notizia, non è una notizia” ogni tanto è giusto anche abbandonarsi un po’ a quei valori dimenticati, a quelle persone che ci fanno realizzare che il mondo non è poi un posto così brutto. E anche – perché no? – a qualche buona notizia.