INSIEME ALL’ILVA, VENEZIA: DUE GRANDI SFIDE PER IL PAESE E PER LA SINISTRA

DI ENRICO ROSSI

Oggi il governo dichiarerà lo stato di emergenza per Venezia e l’insediamento di un comitato per accelerare la chiusura dei lavori del Mose, il grande progetto di paratoie mobile che potrebbe proteggere Venezia dall’acqua alta.

Zaia chiede i soldi, giustamente, chiede solidarietà, giustamente. Ma come non far presente al mio collega la contraddizione per che il suo progetto di federalismo è sostanzialmente una secessione egoistica, un fare da soli che, come è evidente, impoverisce e non conviene a nessuno, nemmeno al Veneto e a Venezia, che ora hanno bisogno di tutti.

Il Mose doveva già essere completato. Ma a Salvini che se la prende con i governi precedenti è bene far sapere che in Veneto al governo c’è la Lega, ormai da decenni, responsabile insieme a tutto il centrodestra delle scandalose tangenti e dei ritardi dei lavori.

Ma non basta parlare soltanto del Mose.
Gli occhi del mondo sono puntati su Venezia. Non è accettabile che ancora una volta il nostro Paese si dimostri incapace di risolvere i suoi problemi e, in questo caso, di tutelare un gioiello davvero patrimonio dell’umanità.
Gianfranco Bettin su “il manifesto” ci ricorda che Venezia è ancora una città viva abitata da 90000 residenti.
Una città che “soffre sia per le difficoltà di restarvi (scarsità di alloggi alla portata di tanti, invadenza della monocultura turistica, costo della vita spesso impervio, difficili spostamenti ecc.), sia per la crescente esposizione a rischi ambientali (emissioni delle grandi navi e del traffico acqueo tutto, moto ondoso, degrado degli edifici, acque. alte più frequenti e violente)”.
Bettin sottolinea la “crisi strutturale dell’ecosistema lagunare, causata dalle manomissioni profonde (interramenti, scavi di nuovi canali, stravolgimento del regime idrodinamico e geologico) e dagli effetti locali della crisi climatica globale”.
Bettin infine richiede che si valutino bene gli effetti del Mose e ricorda che il Comune aveva avanzato proposte alternative, “(tra le quali, sistemi flessibili di paratoie a gravità, sbarramenti mobili, apparecchiature removibili ecc., combinati con interventi di riequilibrio strutturale dell’ecosistema, con rialzi dei fondali e del terreno su cui poggia la città, ripristino della morfologia, potenziamento dei litorali e restringimenti maggiori delle bocche di porto ecc.)”.

Chi, anche per una sola volta, è andato a Venezia non può non essere stato colpito dalla presenza delle grandi navi da crociera che offendo la bellezza della città e da un turismo oltre ogni misura che la invade e che ne altera l’equilibrio.

Io non sono in grado di dire quale dovrebbe essere la soluzione.
Ma per il governo e per il PD, questa eccezionale acqua alta che ci lancia una sfida mondiale, dovrebbe essere l’occasione per elaborare un progetto di risanamento, tutela e valorizzazione di una città unica nel mondo che i nostri antenati ci hanno regalato e che noi dobbiamo dimostrare di essere in grado di saper conservare.

Quanto all’Ilva, leggo che Conte e il M5S con Di Maio si affrettano a dire che il governo non cadrà sull’Ilva.
Io, francamente, invece, invito il PD a dire che manderà a casa questo governo se, per colpa dei grillini, l’Ilva non viene risolta tornando a produrre acciaio.