A PIAZZA MAGGIORE IN DODICIMILA: BOLOGNA NON SI LEGA E DICE NO A SALVINI

DI LUCIO GIORDANO

 

Faceva uno strano effetto, quasi  un colpo d’occhio strabico,  vedere le foto affiancate del paladozza e di Piazza Maggiore a Bologna. Uno strano e bellissimo effetto per chi crede che l’Italia non meriti di finire tra le braccia dell’estrema destra.

Inizio della campagna elettorale per le regionali in Emilia- Romagna. Da una parte c’erano gli ampi vuoti tra gli spalti del comizio di Salvini. Il segretario della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, in effetti,  non era riuscito a riempire i 6 mila posti  dello storico palazzetto dello sport emiliano, nemmeno chiamando a raccolta i leghisti lombardi, come aveva riportato giorni fa Repubblica, che avrebbero dovuto far numero per dare l’idea della marea umana. E quando Salvini ha capito che il sold out non sarebbe stato raggiunto, ha dato la colpa a qualche centinaio di ragazzi dei centri sociali, che con il loro corteo avevano bloccato, a suo dire, i pullman pronti a scaricare a destinazione i leghisti. Vero, falso? Un dettaglio.

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Già, perchè a poca distanza , nella storica e bellissima Piazza Maggiore, dieci, dodicimila persone avevano raccolto l’invito via web di un gruppo di ragazzi impegnati nel volontariato, intenzionati a  dare a modo loro una risposta forte e chiara al capo del carroccio: Bologna non si lega. Questo il loro slogan , a cui con un  martellante tam tam social si sono uniti in tanti.    Erano più che sardine. Sembrava  piuttosto di stare in una di quelle code autostradali degli anni 80 ,di  uno dei tanti esodi estivi di un’Italia che purtroppo non c’è più. Stretti stretti, per fare entrare tutti, anche chi dalle vie laterali non riusciva ad arrivare  in Piazza Maggiore, perchè non c’era posto. Li hanno fotografati, ripresi, inquadrati. Volti giovani, puliti, che cantavano Bella ciao e innalzavano le loro sardine di cartone, a dimostrazione che la protesta può essere gioiosa, allegra, divertente e  divertita. Creativa e spontanea, ecco.

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi, folla e spazio all'aperto

Il tutto mentre Stefano Bonaccini, l’attuale presidente della regione Emilia Romagna, in cerca di riconferma, ospite nello stesso momento a Piazza Pulita, con pacatezza e semplicità, con lucidità e chiarezza esponeva i suoi programmi e snocciolava cifre , per un nuovo quinquennio di successi della regione italiana cresciuta economicamente più di tutte dal 2014 ad oggi. Era un bel vedere, non c’è che dire. Attenzione però, questo non vuol dire che aver vinto un set, voglia dire aver vinto l’incontro. Ma è certo che i presupposti ci sono tutti. La battaglia di Stalingrado, come è stata definita questa elezione emiliano- romagna, comincia infatti  ora. E Bonaccini al momento è solo, a combatterla. Fondamentale che venga affiancato da tutto il Pd e, soprattutto,  non in maniera scriteriata. Anche se si tratta del governo di una regione, gli avversari dell’estrema destra vogliono dare infatti a questo confronto elettorale, una valenza politica nazionale, per mettere in difficoltà Conte e i suoi. Anche se la campagna elettorale la sta conducendo Salvini in prima persona, come sempre, e non la sua candidata ufficiale. Anche se il vento della reazione soffia impetuoso pure su Bologna la dotta, sul cuore immenso degli emiliano-romagnoli, sulla loro capacità di accogliere e non erigere muri, di far funzionare benissimo scuola e sanità pubblica, di coniugare alla perfezione imprenditoria e buon vivere.

A leggere i sondaggi, per quel che valgono, Bonaccini dovrebbere vincere a mani basse: per competenza, serietà, conoscenza della realtà emiliana. Ma la battaglia è troppo importante. E gli avversari del presidente emiliano faranno l’impossibile, usando tutti i mezzi, per strappare la regione al Pd. I dodicimila di Piazza Maggiore, che il pericolo sia grosso, l’hanno capito benissimo. Per questo ieri erano pigiati come delle  sardine. Che non avevano nessuna voglia di legarsi alla propaganda leghista.

 

Pubblicato da Emilio Marrese su Giovedì 14 novembre 2019