CLARA SERENI, UNA GRANDE SCRITTRICE ITALIANA

DI VANNI CAPOCCIA

 

È poco più di un anno che Clara Sereni è morta e in quest’ultimo anno ho ripreso in mano alcuni dei libri che ha scritto. A partire da “Il Gioco dei Regni”, un testo che ripercorre la storia della famiglia Sereni attraverso i primi moti rivoluzionari russi, il nascente sionismo, l’opposizione antifascista italiana, le relazioni all’interno del Partito comunista italiano. Con i suoi brevi e nitidi periodi scritti senza andare a discapito della chiarezza e della tenuta complessiva del testo è sicuramente uno dei capolavori del secondo Novecento letterario italiano.

Se “Il gioco dei regni” è il capolavoro di Clara Sereni “Casalinghitudine” è il suo libro più felice nel quale le ricette culinarie non sono una trovata intelligente, un orpello al testo ma parte fondante della trama del romanzo che senza di esse non vivrebbe. Un volume che portando le ricette a pieno titolo nella letteratura è diventato un classico culinario dove ogni piatto evoca persone e momenti della vita dell’autrice. Un testo generazionale grazie al quale Casalinghitudine è diventato manifesto delle donne, un termine entrato nei vocabolari della lingua italiana per finire spesso, come ricordava con soddisfazione la Sereni, “in un posto a mezza strada fra il soggiorno e cucina, adornato da qualche ditata unta o da schizzi di pomodoro”.

In “Una storia chiusa” protagonisti sono gli ospiti di un ospizio dove Giovanna, magistrata sotto scorta che vecchia non è, ha deciso di rifugiarsi. Non si sbaglia a immaginarla alter ego dell’autrice che ha vissuto per scelta i suoi ultimi anni in un residence per anziani. E Giovanna fa quello che ha fatto Clara, indaga con occhio esterno e partecipe ciò che accade intorno a lei. E attraverso Olga, Eugenia, Quintina, Vandaosiris, Dante, Carlo, il “fascista” osserva l’Italia, un paese fragile, invecchiato che non può rinunciare a sperare in un futuro. Alla prima lettura l’aver scelto di far cantare nel finale l’Inno d’Italia ai vecchi ospiti mi sembrò eccessivo, invece “Fratelli d’Italia” era l’unica canzone che erano in grado di ricordare e che poteva tenerli insieme. Un coro sommesso, non retorico; dolente metafora d’una possibile, se pur faticosissima, ripresa che induce in Giovanna e in noi “la disperata speranza che tempi migliori possano arrivare. Prima o poi”.

A parte “Casalinghitudine” nei libri di Clara si avverte il gravoso bisogno di scrivere e un’amarezza di fondo accompagnati dalla speranza, a volte flebile, di tempi migliori. È come se voglia dire che dopo il manicomio arriverà la primavera (“Manicomio primavera” è un altro suo libro), “Eppure” (altro suo titolo) da qualche parte si può trovare un terreno comune, una luce c’è anche se tutto appare buio.

A un certo punto della sua vita per Clara il buio è diventato troppo nero. Nonostante ciò bisogna continuare a coltivare i suoi scritti che hanno ancora tanto da dire, soprattutto deve farlo Perugia. La città che aveva scelto per vivere dove è sempre stata accompagnata da una presenza. Appena arrivò era la figlia del dirigente nazionale del Pci Emilio Sereni che aveva “scritto un testo fondamentale sulla questione meridionale” come ricordavano i comunisti locali parlando di lei, per diventare subito dopo la mamma di Matteo, il figlio malato, come ricordava la smorfia malinconica che lei aveva anche quando sorrideva.

Ma Clara non è solo la figlia o la mamma di. È una grande scrittrice italiana che sul telaio di storie collettive ha intessuto la sua trama esistenziale fatta di severità educativa, solidarietà femminile, impegno sociale, fatica materna, dolore.

Come donna impegnata s’è presa cura anche di Perugia e i frutti del suo compito li vediamo ancora grazie alla “Città del sole”. E’ ora che Perugia si prenda cura di lei come scrittrice non dimenticandola e non facendola dimenticare. Ci sono i suoi scritti sparsi che andrebbero selezionati e raccolti, c’è da lavorare affinché venga stampato un suo “Meridiano”. I lavori di Clara Sereni meritano assolutamente un’edizione critica di tutta la sua opera che riaggomitoli il suo filo narrativo collocandola nel ruolo che le spetta nella narrativa italiana ed europea.