SIGNOR LUCA DE MICHELIS, SI AFFACCI ALLA FINESTRA PER FAVORE

DI VANNI CAPOCCIA


Luca De Michelis, editore della Marsilio, intervistato da Francesco Merlo di Repubblica sull’alluvione che ha colpito Venezia a un certo punto dice che non gli “piace l’idea che Venezia debba essere protetta come un monumento, Venezia è un porto vivo e lo dico anche pensando alle polemiche sulle grandi navi. Venezia va salvaguardata ma non tramortita di protezioni, non soffocata di paure”.
Un editore, figlio di editore, che ha appena visto i libri raccolti dal padre galleggiare ha un’idea mortifera dei monumenti. Ma i monumenti sono corpi vivi altrimenti sarebbero un ammasso di pietre, blocchi di marmo, croste alle pareti, intonaci scrostati.
Sono corpi vivi che nascono, respirano e, purtroppo, muoiono. Finché sono vivi parlano anche. Ed essendo, di qualsiasi epoca siano, in ogni epoca contemporanei parlano ai loro contemporanei; cosa ben presente ai talebani che distrussero in Afghanistan i due enormi Budda di Bamyan scolpiti nella pietra e agli integralisti islamici dell’Isis che si accanirono contro le statue nei musei.
De Michelis si dice anche sicuro che “se davvero” per  i cambiamenti climatici il “Pianeta dovesse affrontare queste nuove emergenze, Venezia sarà lì a fare la sua parte insieme alle altre più belle città del mondo”.
Il problema di Venezia, del Veneto e dell’Italia (e di De Michelis, mi auguro non di Francesco Merlo) è tutto in quel “se davvero” e “sarà”. Nel condizionale e nel futuro, mentre il Pianeta – il più antico, grande e bel monumento che abbiamo – ci chiede di agire nel presente. Ascoltarlo per Luca De Michelis dovrebbe essere facile: basta che si affacci alla finestra di casa o vada a fare una passeggiata tra i boschi distrutti di Asiago.

Visualizza immagine di origine