CILE: LO SCANDALO DEI PERDIGONES USATI SUI MANIFESTANTI

DI FRANCESCA CAPELLI

L’ordine: sparare al volto. Non per uccidere, ma per mutilare. È così che sono stati feriti (o hanno addirittura persone un occhio o entrambi) oltre 200 manifestanti cileni, a causa delle pallottole di gomma o dei perdigones sparati dai carabineros. Si tratta di armi non letali, cartucce con dentro 12 pallini a bassa penetrazione, in dotazione alla polizia per disperdere la folla in caso di pericolo. Vengono però usati anche senza situazioni di rischio reale e soprattutto ad altezza del viso, dove possono provocare lesioni permanenti. Non casi isolati, ma una vera a propria strategia repressiva (https://www.alganews.it/2019/11/10/cile-lincubo-dei-prestiti-universitari-alle-origini-della-protesta/).
Non si fermano le proteste e le violenze, malgrado l’annuncio di un referendum per la revisione della Costituzione annunciato per aprile. A quasi un mese e mezzo dall’inizio della crisi, i manifestanti hanno ottenuto risposta a una delle loro richieste: sostituire la Costituzione approvata nel 1981, nel pieno della dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990). Il prezzo? Pagato con il sangue: 22 morti, migliaia di feriti e di persone arrestate. A Plaza Italia, nel centro di Santiago, è morto durante la notte un giovane di 29 anni, non si sa ancora se ferito o colto da malore, mentre i carabineros tiravano acqua con gli idranti e lacrimogeni per ostacolare i soccorritori.
Il referendum avrà due quesiti: uno abrogativo rispetto all’attuale costituzione e uno sul tipo di organo che dovrebbe scrivere la nuova Carta. La scelta sarà tra un’assemblea costituente eletta ad hoc o un organo misto costituito per metà dall’attuale parlamento e per metà da cittadini eletti per questo preciso proposito. In questo caso, i lavori di revisione inizierebbero a ottobre 2020. Come ritrovare nei prossimi giorni la pace sociale necessaria per arrivare all’appuntamento con le urne resta invece un quesito aperto. Un anno è troppo per chi reclama diritti di base, chi non riesce a vivere con uno stipendio o una pensione da fame, chi è annegato nei debiti contratti per laurearsi. Il Cile resta una polveriera