EX ILVA. L’ARCIVESCOVO DI TARANTO: “SUBITO LO SCUDO PENALE, SERVIREBBE ANCHE ALLO STATO”

DI MARINA POMANTE

Sulla vicenda ex Ilva la novità arriva proprio da Arcelor Mittal che mediante canali riservati (non meglio precisati) fa filtrare la disponibilità di riaprire una trattativa e restare in Italia.
Quello che avrà fatto tornare sui propri passi il gruppo franco-indiano, deve essere stato proprio il ricorso in giudizio. Sono due le inchieste che interessano le Procure di Taranto e di Milano.
Altro elemento che avrà suscitato qualche ripensamento è senz’altro l’offerta del governo che ha, per così dire, mobilitato Cassa depositi e prestiti. Nella stessa direzione va la forte presa di posizione dell’aricivescovo di Taranto, Filippo Santoro, per il quale “un passo potrebbe essere la reimmissione dello scudo penale sia nell’ipotesi che continui Arcelor-Mittal sia che intervenga lo Stato anche se in parte minoritaria”. Lo ha detto l’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, commentando la questione dell’ ex Ilva.

“La bonifica si può portare avanti – ha aggiunto mons. Santoro in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei – attraverso investimenti cospicui. Lo Stato non può intervenire come aiuto di Stato ma in forma complementare con altre grandi aziende a cui si aggiunge la Cassa depositi e prestiti. Ritengo importante che la fabbrica funzioni.
Nel caso si riaprisse l’ipotesi Arcelor-Mittal, anche se fragile perché ha deciso di andare via, avrebbe bisogno del famoso scudo penale ma anche se dovesse intervenire lo Stato ne avrebbe bisogno. Quindi è meglio intervenire subito”.
“Il presidente del Consiglio – ha sottolineato l’arcivescovo di Taranto a inBlu Radio – metta d’accordo i suoi sostenitori e ci dia una posizione su questo aspetto che secondo me è possibile”.

Ora però, dopo che il premier le ha tentate tutte, è lui che assume una posizione di riflessione.
Tanto che ha rinviato l’incontro programmato in settimana con Lakshimi Mittal. L’obiettivo dello slittamennto dell’incontro è naturalmente in funzione della decisione del tribunale di Milano che si esprimerà venerdi e che potrebbe adottare un provvedimento d’urgenza per bloccare la richiesta di recesso di Arcelor Mittal.

Da palazzo Chigi dicono che il premier vuole poter disporre di tutti gli elementi e che perciò “ci vuole tempo”.
Malgrado però l’atteggiamento assunto da Conte, Mittal pare proprio stia preparandosi col proposito di arrivare ad un accordo e la proposta verterà su tre punti.

In primis, la reintroduzione dello scudo penale per completare il piano di risanamento ambientale. Venerdì scorso Lucia Morselli, l’ad di ArcelorMittal, Lucia Morselli, è stata lapidaria e ficcante ed ha affermato: “Senza scudo lavorare a Taranto è diventato un crimine”.
Conte sarebbe anche disponibile a rinnovare lo scudo penale, sebbene si troverebbe con una parte del M5S che avversa tale idea fino al punto di mettere in crisi il governo, ma dovrebbe esserci il presupposto che l’azienda riapra la trattativa.
Da un ministro pentastellato che “segue le operazioni” il commento è d’intransigenza: “Non ci accontentiamo di sussurri, vogliamo impegni nero su bianco”.

Un’altra condizione dell’azienda è legata agli esuberi ed è collegata al dissequestro dell’altoforno numero 2. Tale altoforno a causa delle prescrizioni della magistratura di Taranto, per il 13 dicembre sarà portato a produzione zero.
Tali prescrizioni sono conseguenza della morte di un operaio nel 2015 e degli obblighi del Tribunale che sono stati attuati solo parzialmente.
Il dissequestro, unitamente alla concessione di una proroga di dodici mesi per la messa in sicurezza dell’impianto, permetterebbe all’azienda di alzare i livelli produttivi attualmente scesi a 4,5 milioni di tonnellate di acciaio all’anno, con la conseguente richiesta di 5 mila esuberi.

La questione occupazione in caso di dissequestro sarebbe meno penalizzante e si andrebbe verso una maggiore “sostenibilità” e il governo a questo punto, ricorrendo alla cassa integrazione farebbe fronte ai 2000 – 2500 ipotizzati nei giorni scorsi. Altri lavoratori inutilizzati potrebbero trovare collocazione in altre realtà produttive, ad esempio, partendo proprio dal potenziamento dell’arsenale militare e il rilancio della piattaforma Agromed e del District Park inserite da Conte nel Cantiere Taranto, il piano che verrà discusso giovedì dal Consiglio dei ministri.

Il terzo punto, connesso al secondo, riguarda la ristrutturazione del piano industriale.
La proposta congiunta del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri e del premier Giuseppe Conte riguarda l’eventuale ingresso nell’azionariato di Am Investco Italy (la società del gruppo franco-indiano che gestisce gli ex impianti Ilva) di Cassa depositi e prestiti.
In Arcelor Mittal si guarda con favore a tale ingresso, poiché consentirebbe all’azienda franco-indiana l’abbttimento dei costi di gestione e di affitto e sarebbe il segnale (atteso) di garanzie solide e di interesse concreto nell’acciaieria da parte di investitori pubblici.

Un segnale significativo in merito a questa opzione potrà arrivare da Fabrizio Palermo, il capo di Cassa depositi e prestiti, in occasione del compleanno della Cassa, le cui celebrazioni saranno organizzate alla Zecca di Stato.

Ad ogni modo da palazzo Chigi non arrivano impressioni né commenti ufficiali, “Vogliamo vedere proposte ufficiali, non commentiamo indiscrezioni”.
La chiave di volta, almeno per il premier, sarà la decisione sul recesso che sarà espressa dal tribunale di Milano e che arriverà in questa settimana.
Sarà evidentemente questo che rafforzerà il “potere” di Conte, in seno alla eventuale trattativa.

Ex Ilva. L’arcivescovo di Taranto: “Subito lo scudo penale. Servirebbe anche allo Stato”. Ma Conte a questo punto prende tempo (di Marina Pomante)