IO, L’ARNO, UN MISSILE E UN SILURO

DI MARIO RIGLI

Quando siamo riusciti a trovare la stradella che conduceva dalla statale all’Arno eravamo proprio sotto il grande missile . Quando da bambino passavo sotto, lo consideravo sempre un missile. Mi piaceva nella mia fantasia di bimbo pensare che da lì a poco si sarebbe staccato da terra per arrivare alle stelle.

Non importa se non aveva la testa affusolata, anzi se non aveva la testa proprio. Sotto come carburanti accesi ribolliva la pescaia dell’Arno. I motori arano già pronti per la partenza.

Dopo ho saputo che era un acquedotto che riforniva di acqua potabile a tutta San Giovanni Valdarno . Mi piaceva anche questa cosa, che il ribollire delle acque dell’Arno filtrate e purificate dessero da bere alla gente. Ma per me è sempre “il missile” anche se ho 14 lustri di età. Anche Riccardo mi ha chiesto cosa fosse quella costruzione ed io ho cercato di dirgli quello che sapevo a proposito. Siamo scesi giù. Ho osservato la pescaia quasi in secca, l’acqua defluiva solo dalla parte destra. Tutto il resto asciutto. Dei tronchi galleggiavano in quella che doveva essere profonda come un lago alpino.

Si è preparato Riccardo. Io ho fatto altro. Dati i miei lustri, forse, sentivo freddo e ho acceso un fuoco. Dovevo scaldarmi almeno un po’, almeno le mani prima di cominciare a montare la canna fissa che Riccardo aveva portato per me.

Lui pescava con altre tecniche. Pescava a spinning. Tecnica che non fa per me. Io pesco di solito a fondo e aspetto, magari mi metto a leggere o a pensare, ma non mi sogno nemmeno di gettare e ritirare, gettare e ritirare.
Ma quello che mi ha sorpreso è che non c’era anima viva nell’Arno. Dentro l’acqua intendo, Perché al nostro arrivo la terra e l’aria era affollata. Almeno due gruppi di folaghe si sono alzate in volo. E una vera colonia di cormorani ha lasciato la pescaia. Già parlare di cormorani all’Arno è tutto dire. Il cormorano è un uccello tropicale eppure l’Arno è divenuto il loro tropico particolare. E poi decine e decine di gabbiani schiamazzanti e bercianti con il loro stridii sgradevoli e gutturali. Il loro grido è quasi dolce al mare, ma qui sull’Arno è veramente cacofonico.
Ma nell’acqua niente di niente. Un tempo gruppi di arborelle, lasche cavedani erano visibili ovunque. E poi barbi, tinche, carpe, reine, lucci. Ghiozzi sotto i sassi della stroscia. Ora niente di niente. I cormorani e i gabbiani avevano fatto piazza pulita.
Ma non solo loro. Il nemico veniva dalle grotte e dalle tane delle rive dell’Arno. Il pesce siluro.
Il siluro è una bestiaccia, non nel senso che non è commestibile, anzi. Specialmente nel nord ci sono ristoranti specializzati nella cucina del siluro.
E’ una bestiaccia nel senso del suo essere predatore. Nessuno sfugge alla sua bocca, non solo pesci , ma anche crostacei come gamberi e granchi, anche mitili di acqua dolce e di grandi dimensioni che stritola letteralmente. Il Silurus glanis ha fatto tabula rasa della fauna ittica dell’Arno. Già nel 1957 è stato catturato un esemplare nell’Adda. Ma chi lo ha portato in Italia? La spiegazione più verosimile è quella dell’importazione da parte dei gestori di piccoli laghi a pagamento. Poi i pescatori con pesci ingombranti in macchina se ne sono liberati buttandoli nel primo rigagnolo a portata di mano. I primi fiumi ad essere impestati sono stati il Po e l’Adige. Solo da qualche decina di anni sono presenti anche nell’Arno e nel Tevere.
Oggi l’Arno assomiglia più al Danubio che ad un fiume italiano, almeno per la fauna ittica.
Non vi dico altro. Farò parlare le immagini. Si abbiamo catturato un pesce siluro anche di discrete dimensioni. Riccardo non ha avuto il fegato di lasciarlo morire e lo ha ributtato in acqua. Io guardavo il siluro e il missile, il missile e il siluro.

 

 

 

P.S.
Quella mattina l’Arno, mi ha parlato forte, mi ha parlato dentro. Ho cercato di far sentire anche a voi la sua voce. Questo è ciò che ne è venuto fuori