MARINA CICOGNA: ‘MARYLIN MONROE VOLEVA PARLARE SEMPRE CON ME’

DI GIOVANNI BOGANI

Mentre parli con lei, ti racconta di essere stata a una festa con Marilyn Monroe, di essere stata amica di Deborah Kerr, e grazie a lei aver fatto conoscenza con Laureen Bacall, la donna di Humphrey Bogart, e di Burt Lancaster. Il mondo del cinema, quello del Cinema con la maiuscola, quello dei divi hollywoodiani lontani, vivi per sempre sullo schermo, spesso in bianco e nero, con lei sembra una cosa familiare, una questione di suonare a una certa ora un certo campanello, e poi fare due chiacchiere in inglese. Lei è Marina Cicogna, ottantacinque anni di leggerezza, disinvoltura, lucidità assoluta. Che sembrano, peraltro, venti di meno. Mentre racconta del cinema che ha vissuto, di quello che ha prodotto, di quello che ha amato.

Marina Cicogna è stata la produttrice di alcuni importantissimi film italiani, come “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri, Oscar per il miglior film straniero nel 1971; coproduttrice di film di Sergio Leone e di Pier Paolo Pasolini, da “C’era una volta il West” a “Medea”; produttrice di film di Francesco Rosi, di Franco Zeffirelli, di Lina Wertmuller. La storia del cinema passa anche da lei. E la storia del cinema è nel suo Dna. Due le grandi famiglie alle spalle: i Cicogna Mozzoni, milanesi. E i veneziani Volpi di Misurata. Il nonno materno, Giuseppe Volpi di Misurata, è l’uomo che fece nascere la Mostra del cinema di Venezia. Uno degli industriali più importanti, negli anni del fascismo, e il presidente della Sade, l’azienda che fece costruire la diga del Vajont.

Una donna, produttrice, in un mondo di uomini, di uomini abituati a comandare, a vedere le donne magari come attrici, come oggetti del desiderio. Ma non come colleghe competitive, con cui discutere di strategie, di progetti, di film da mettere in piedi. E una donna che ha avuto il coraggio e la libertà di amare altre donne, e non nasconderlo. Due le relazioni importanti della sua vita. Quella con Florinda Bolkan, bellissima attrice brasiliana. E quella, attuale, con Benedetta, di vent’anni più giovane.

Come finì a parlare con Marilyn Monroe? Oriana Fallaci ci provò per mesi, senza riuscire ad ottenere un incontro.
“In modo molto semplice. Ero amica di Deborah Kerr, e con lei andati alla Columbia, agli studi cinematografici. Lì conobbi Burt Lancaster e Montgomery Clift: era il set di ‘Da qui all’eternità’. Poco dopo, con loro e con altri amici andai sul set di ‘Come sposare un milionario’ con Marilyn Monroe”.

Che Marilyn conobbe? Tormentata, felice, infelice?
“Voleva parlare sempre con me, perché ero italiana e lei stava con un giocatore di baseball italiano, Joe di Maggio. Era una grande storia d’amore, per lui. Per lei, non ne sono sicura. Era affascinata, Marilyn, da persone che appartenevano a mondi diversi dal suo, e da cui pensava di poter imparare. Anelava a capire se stessa. Per questo poi amò il commediografo, Arthur Miller. Per capire meglio se stessa”.

Era una donna che aveva sete di migliorarsi. Per questo, già famosa, andò a lezione all’Actor’s Studio, no?
“Negli Stati Uniti, se nasci in un mondo modesto, nasci davvero in un universo spoglio, dove non c’è niente. Marilyn era intelligente, istintiva, incuriosita da tutto. Ma era cresciuta come tanti americani in un deserto di stimoli. In Italia, anche se nasci in un ambiente modesto, intorno hai un mondo, una cultura, una storia. Lì no”.

Nella sua vita sentimentale ha avuto due grandi amori, Florinda e Benedetta. Due amori differenti.
“Molto, anche perché vissuti in due periodi diversi della vita. Florinda era giovane, selvaggia, iniziava nel cinema, aveva una bellezza folgorante. Le davo consigli, senza mai impormi: Florinda ebbe la possibilità di fare ‘Il conformista’ con Bernardo Bertolucci, ma scelse di girare un altro film, ‘L’ultima valle’ con Omar Sharif. Non ero d’accordo, e avevo ragione, probabilmente, ma non volli forzarla”.

Fu lei a scoprire Florinda Bolkan?
“No, fu Luchino. Visconti. E Marcello Mastroianni. Giravano ‘Lo straniero’, la videro, e Marcello disse: ma questa ragazza è bellissima. Deve fare cinema”.

Quella con Benedetta che tipo di relazione è?
“Ci frequentiamo da trentuno anni. L’ho adottata, per essere sicura che non avrebbe avuto problemi, nel caso in cui mi fosse successo qualcosa. È una persona molto equilibrata, molto intelligente. È un amore diverso, perché vissuto in un momento diverso della vita, ma non per questo meno intenso”.

Che cosa ama in lei?
“La spontaneità, la freschezza, la voglia di vivere, l’intelligenza. E un lato estetico molto pronunciato, l’amore del bello”.

Donna produttrice, in un mondo di uomini. Ma è vero che la prima volta che Mario Cecchi Gori venne nel suo ufficio pensava che fosse la segretaria?
“Sì, è vero. Ero una ragazzina bionda che prendeva delle decisioni: gli sembrava folle. Ma alla fine, essere donna non è stato così male, nel lavoro. Mi sono sempre sentita rispettata. E sono riuscita anche a ottenere la fiducia di qualcuno che non voleva saperne, di produttori ”.

Chi?
“Gian Maria Volonté. Non voleva vedere un produttore neanche dipinto. Con me invece si apriva, si fidava”.

Ha viaggiato molto, per lavoro e per piacere. I suoi luoghi del cuore?
“Il Rajahstan e il Brasile. Il Brasile lo ho scoperto grazie a Florinda: è un paese che amo tantissimo, straordinario, allegro, speciale. Soprattutto Rio de Janeiro. L’India, o la Birmania, o la Cambogia: sono mondi che portano addosso una bellezza interiore infinita. Poveri, e ricchissimi allo stesso tempo”.

I personaggi del cinema italiano che la hanno più colpita, con i quali ha avuto un rapporto più forte?
“Luchino. E Federico. Visconti, e Fellini”.

I movimenti di liberazione e di pari opportunità femminili, il #MeToo, il Time’s Up. Che cosa ne pensa?
“Penso che certe accuse siano state giustificate, che Weinstein effettivamente è brutto, antipatico, e probabilmente aveva cattive abitudini che avevano, peraltro, anche altri produttori. Ma credo che si sia andato al di là di quello che è ragionevole. Woody Allen per due volte è stato assolto, eppure Amazon gli ha chiuso tutte le porte, e molti attori gli hanno voltato le spalle, mentre il suo film non è uscito negli Stati Uniti. Signore si ricordano adesso di molestie o situazioni imbarazzanti vissute quarant’anni fa, senza che ne avessero mai fatto parola prima. Dopo quarant’anni, mi sembra perlomeno bizzarro”.

Va spesso ai festival?
“Non a tutti. Amo molto un piccolo festival che si tiene in estate a Ischia, diretto da Pascal Vicedomini, perché l‘atmosfera è intima, si riesce a parlare con gente di cinema. E intorno c’è un’isola meravigliosa”.

Le fa paura il futuro?
“No. So che la vita non sarà ancora molto lunga, ma non voglio affrontare il problema. La mia fede è sempre stata ballerina. Mia madre è stata agnostica fino alla fine, mio padre era religioso in modo convenzionale. Amo questa vita, penso che ci sia stato dato un mondo straordinario”.