“NOTE DI VIAGGIO”.CAMBIATE TUTTE LE ARMONIE DELLA CANZONI DI GUCCINI, PERCHÉ?

DI GIOVANNI BOGANI

È uscito un disco in cui in tanti – credo con le migliori intenzioni – cantano Guccini. A Guccini pensavo stamattina, pensavo che ha quasi ottant’anni, che sta lì in cima all’Appennino, con i suoi gatti, con le giornate sempre più corte e il futuro anche.

Ma perché hanno cambiato in questo modo, semplificandole, tutte le armonie delle canzoni di Guccini in “Note di viaggio”?

Già non erano particolarmente complesse: sono state “normalizzate” e regolarizzate tutte. Io ho sempre amato da morire gli arrangiamenti di Mauro Pagani, ma stavolta non la capisco.

Non ci vedo nessun fascino in questi arrangiamenti. Li ascolterò di nuovo, ma non riesco a comprendere bene l’operazione. Rinfrescare la percezione di quelle canzoni con voci nuove e “doc”, scelte fra i migliori talenti – e fra i più rispettati – della canzone in Italia. Quelli bravi, quelli intelligenti, quelli nobili. Ma creare arrangiamenti un po’ “goderecci” che portano via tutto alle canzoni del maestro.

Di quelle che ho sentito sinora, riesco ad amare solo le versioni di Ligabue e di Malika Ayane. A farmi sorprendere, da nessuna.

Non ci trovo l’intimità delle canzoni di Guccini, e neanche la forza ruvida, scabra, popolare di un montanaro dal cervello fino che bada al sodo, quando racconta.

E poi, avevo il terrore – non la paura, il terrore – di ascoltare l’inedito. Di ritrovare la voce di Guccini, il motore di una volta affievolito e quasi spento, le parole che fanno fatica a non impigliarsi nelle labbra. E invece ho trovato una voce, ho trovato quello che non avevo trovato in tutte le altre venti canzoni. Un tuffo al cuore, l’infanzia, il passato, la ferrovia, la montagna, il dopoguerra, il freddo, mi sembrava di essere lì con lui. E in qualche modo, ero con lui.

Si apre il dibattito.