A PITTSBURGH HANNO FATTO LA RIVOLUZIONE. PERCHÉ NON FARLA ANCHE A TARANTO?

DI SERGIO DI CORI

 

Il giornalista Marzio Milan, nella primavera del 2017 (due anni e mezzo fa) aveva scritto un bel reportage -pubblicato su Il Giornale- con una corrispondenza da Pittsburgh, stato della Pennsylvania, Usa, la capitale della produzione dell’acciaio statunitense (intorno ai 10 milioni di tonnellate l’anno). Ricordo che quando abitavo negli States, la città di Pittsburgh era diventata la città simbolo della sofferenza, dell’inquinamento, della follia criminosa del capitalismo ordoliberista. Era diventata talmente invivibile che i network televisivi nazionali avevano dovuto chiudere i loro uffici perchè i giornalisti si rifiutavano di andarci a lavorare anche per una sola settimana. Poi, nei primi anni 2000 fa arrivò la crisi dell’acciaio, la produzione crollò e la città finì (per un lungo periodo) in un buco nero. La fabbrica chiuse, 25.000 operai e impiegati si trovarono in mezzo alla strada. Fu una tragedia sociale. Tutti insieme, i potenti sindacati della siderurgia, le banche, i cinque imprenditori (finanziariamente più solidi) che avevano il quartier generale a Pittsburgh -la Heinz, ad es.: l’azienda che produce il Tomato Ketchup- i fondi speciali del governatore, quattro fondi di investimento, greenpeace, l’unione dei verdi americani, nonchè 17 associazioni ambientaliste composte da cittadini locali, si misero insieme investendo complessivamente una cifra pari a 15 miliardi di dollari. In teoria, seguendo i liberisti irresponsabili (come la nostra evanescente Confindustria) erano da considerare ad alto rischio, senza apparente profitto. Venne definita “The Big Bet” (trad.: “la scommessa gigantesca”).
E Pittsburgh è risorta dalle proprie ceneri.
L’intera città è stata bonificata per sempre, le vecchie acciaierie rottamate e tutta la zona è stata riconvertita costruendo una enorme infrastruttura industriale equo-sostenibile dedicata alla bio-medicina, alla bio-tecnologia, aprendo ben 10 giganteschi centri di ricerca scientifica dedicati alla innovazione tecnologica “compatibile con l’ambiente e la salute di chi ci abita”, parchi ambientalisti, sale per concerti, scuole d’arte e di artigianato e tre giganteschi giardini e parchi pubblici a disposizione della cittadinanza, piantando ben 25 milioni di nuovi alberi.
12 anni dopo, la città di Pittsburgh, dal 148esimo posto nella classifica americana per la qualità della vita è salita al primo posto in assoluto.
Fu la sorpresa di questo millennio, per gli americani.
La città fantasma che si era spopolata è rifiorita ritornando ai fasti del XVIII secolo.
Oggi è un modello per tutti gli ambientalisti del mondo.
Ah, dimenticavo: 15 anni dopo, l’investimento iniziale (previsto “a perdere”) ha fruttato un guadagno del 270%.

E’ accaduto a Pittsburgh.
Esiste, quindi, un precedente: se è accaduto a Pittsburgh, perchè non potrebbe accadere anche a Taranto?

Se andate a navigare in rete troverete tonnellate di articoli e informazioni che illustrano la potente trasformazione della città.
A questo dovrebbe servire la rete: per spingere la coscienza collettiva verso un autentico cambiamento.
Vero, non a parole.