“JE SUIS UNE SARDINE”

DI MARIO PIAZZA

Mattia, uno dei promotori delle emozionanti kermesse delle “Sardine”, ha spiegato come il nome del movimento si sia generato spontaneamente pensando a quanto sarebbero stati stretti sul marciapiede di Bologna che era stato inizialmente scelto per il flash mob.

E invece la metafora ittica va molto oltre.
Lo avrete visto tutti un banco di sardine in televisione o in mare. Si muovono leggere come una nuvola e davanti ad un pericolo cambiano direzione tutte insieme nello stesso microsecondo, guidate da un’intelligenza collettiva che annulla le distanze tra le opposte estremità del banco. E quando il pericolo si trasforma in minaccia le sardine si compattano a formare un unico corpo che soltanto con la sua ombra spesso intimorisce predatori mille volte più grandi come tonni e merluzzi, figuriamoci uno stupido capitone.

Se mai fosse stata necessaria una ulteriore prova del pericolo che sta correndo la nostra democrazia le Sardine ce l’hanno data a Bologna e a Modena con la loro reazione spontanea, e continueranno ad ammonirci da Genova, Firenze o chissà dove con la loro splendida vitalità e giovanile allegria ogni volta che servirà.

Con buona pace non solo dei lividi salviniani che lanciano sguardi d’odio dalle loro osterie, ma anche di quella estrema sinistra ortodossa tardobolscevica che vorrebbe etichettare questa meravigliosa effervescenza come qualunquista o addirittura goliardica.

Posate per un attimo i sacri testi, cari compagni tutti d’un pezzo, e godetevi queste boccate d’aria fresca.
E se cercavate un terreno dove ricostruire una casa comune meno tetra della precedente eccolo qua, non lasciatevelo scappare.