L’IRAN SPEGNE INTERNET. MANIFESTAZIONE A ROMA DEI GIOVANI IRANIANI ESPATRIATI

DI MARINA POMANTE

Con un messaggio privato è arrivato l’appello degli studenti iraniani sul profilo Instagram del Sole 24 Ore. Un’ennesima notifica che stava per essere persa nell’etere, tra le richieste di condivisione in cerca di follower. A mandarlo, degli studenti che studiano all’estero. Un appello, un aiuto soffocato dalla paura per quello che sta capitando in Iran: “Hanno staccato internet di un intero Paese e noi studenti iraniani ed espatriati (10 milioni di persone) stiamo morendo dall’ansia, non potendo contattare le nostre famiglie”. C’è il nome e l’eta è una giovane ragazza che scrive, ha più di 30 anni e dalla foto sorride…
È preoccupata e parecchio arrabbiata: “I giornali italiani sono gli unici che non hanno detto niente! Perché il silenzio? In Iran ci sono proteste in 100 città e il governo ha aperto il fuoco sui manifestanti”.
Ma che sta succedendo in Iran e quali sono i motivi della protesta contro il regime, e perchè il regime iraniano ha disabilitato Internet? Si può solo chiamare con il telefono normale o con alcune app come Skype, Voip e Viber. App non gratuite.

Ci sono i gruppi Facebook di iraniani espatriati ma sono tutti chiusi. Uno ancora é attivo e da un post, un utente consiglia a chi vuole contattare i familiari di usare Pinngle, una app di messaggistica che prende dappertutto.

Il black out della rete iraniana significa mettere il bavaglio a un’intera nazione e tagliarla fuori dalle comunicazioni con il resto del mondo.

Le autorità stanno uccidendo la gente che è scesa in piazza per il prezzo del petrolio dopo che è stato aumentato. Sparano ai giovani, finora sono state uccise 40 persone, ma la tv iraniana usa le parole: “un certo numero di persone”. Lo riferisce il canale televisivo in lingua inglese della Repubblica Islamica Press Tv. Il canale precisa che ciò è avvenuto quando le proteste per l’aumento del prezzo della benzina sono sfociate nella violenza.

L’agenzia di stampa di Stato iraniana Irna, citando il capo della polizia provinciale Ali Akbar Javidan racconta che è morto un poliziotto indentificandolo come Iraj Javaheri. È morto ucciso dai “rivoltosi e delinquenti”, nell’ambito delle proteste contro l’aumento dei prezzi del carburante a Kermanshah, nell’ovest del Paese. Le proteste contro il caro benzina sono cominciate venerdì, dopo l’annuncio a sorpresa del governo.
Il prezzo della benzina è salito del 300%. Oggi questi giovani iraniani espatriati hanno deciso di scendere in piazza, proprio come i loro connazionali rimasti in Iran: è prevista a Roma una manifestazione in piazza della Madonna, e domani 20 novembre si replica davanti alla sede dell’ambasciata. C’è tanta paura i ragazzi non fanno nemmeno le foto, tutto è passato sulla rete, nei loro gruppi privati, proprio per non correre il rischio di non vedere i loro parenti in Iran oppure di non poter più ritornare nel Paese.