BOLIVIA: LA CACCIA ALL’UOMO DEI MILITARI SCONFINA IN ARGENTINA

DI FRANCESCA CAPELLI

È caccia all’uomo in Bolivia. E non solo nelle città dove si sono concentrate le proteste (La Paz, El Alto, Cochabamba…). Da due giorni i militari si sono appostati alla frontiera con l’Argentina – e nella giornata di ieri hanno pure sconfinato nella provincia di Salta – alla ricerca di qualche funzionario del governo di Evo Morales in fuga. Una notizia resa ancora più preoccupante dopo l’emissione, da parte della presidente autoproclamata Jeanine Añez, del decreto 4078, che solleva i militari da qualsiasi responsabilità penale in caso di partecipazione a operazioni finalizzate “al mantenimento dell’ordine interno”. In altre parole: licenza di uccidere.
Per tutto il Sudamerica è il ritorno di un fantasma: quello dell’esercito usato non per difendere i confini, ma per combattere il nemico interno. Sovversivi e comunisti, come li chiamava la dittatura argentina del 1976-1983. Indios satanici, secondo Jeanine Añez. In realtà, per la destra oligarchica, il problema non sono certo i culti esoterici dei nativi, ma il fatto che – per la prima volta nella storia della Bolivia – i nativi siedono in parlamento, studiano all’università, guidano auto nuove anziché di terza mano, fanno shopping nei centri commerciali e smanettano come i bianchi su smartphone di fascia alta. Il problema è il fatto che per la legge boliviana, se l’economia cresce oltre il 4 per cento annuo, le imprese devono pagare a fine anno una quattordicesima, oltre alla tredicesima. Il problema ha un nome: redistribuzione del reddito.
Un atteggiamento condiviso da tutte le oligarchie del continente, che pure osservano con inquietudine il rinnovato ruolo dell’esercito. Quello boliviano non è un golpe parlamentare, come quello ai danni della brasiliana Dilma Rousseff nel 2016 (un impeachment senza nemmeno un capo di imputazione). Non è nemmeno la congiura giudiziaria contro Lula (www.alganews.it/2019/09/11/brasile-nuove-rivelazioni-provano-linnocenza-di-lula-e-un-processo-politico-contro-di-lui/). È un “golpe classico”, nel quale una forza di opposizione, minoritaria (nemmeno la Oea ha messo in dubbio il vantaggio elettorale del Mas, il partito di Morales), si impadronisce del potere e cerca di schiacciare tutte le altre. Non a caso, è scomparso di scena Carlos Mesa, arrivato secondo alle elezioni. E questo strapotere dell’esercito – lo sa pure la destra se non altro perché i golpe li organizza – può avere sviluppi imprevedibili.
A rendere ancora più preoccupante la rinnovata centralità dell’esercito è l’investitura pseudo religiosa. I soldati che pregano prima di uscire in strada a reprimere le proteste non sono diversi dai piloti argentini che ricevevano conforto religioso prima di buttare i prigionieri narcotizzati dagli aerei.
L’esecutore, il repressore, nelle dittature risponde a due tipologie standard: il burocrate e il crociato. Il burocrate è Adolf Eichmann, che si difende dicendo di “avere obbedito agli ordini”, senza essersi chiesto se ciò che faceva era bene o era male. Un figlio della modernità, anzi dell’ipermodernità. Di quel potere anonimo e disumanizzante contro il quale mette in guardia Max Weber (sempre che non venga letto alla luce dell’ottimistica interpretazione che ne fa Talcott Parsons). Il crociato, invece, non si limita a obbedire agli ordini senza farsi domande. Il crociato – che corrisponde a una carenza di modernità e non a un suo eccesso – è convinto di agire per conto di Dio, di essere investito di una missione. È il militare che si prostra davanti alla bibbia e invoca la forza di Dio prima di andare a reprimere quei cittadini che invece dovrebbe proteggere, ora trasformati in “nemici della nazione”.
Dov’è finita in questi giorni l’Organización Estados Americanos (Oea)? Dopo aver acceso la miccia dei presunti brogli, che sta portando la Bolivia alla guerra civile, ha accusato di “spionaggio” gli osservatori argentini che erano stati inviati nel paese dal presidente eletto Alberto Fernández per presenziare al riconteggio dei voti. Possibilità che peraltro è stata loro negata dai responsabili della Oea, che poi si sono affrettati a parlare di irregolarità senza aver concluso la missione, dopo aver verificato solo una settantina di urne sulle oltre 400 del campione in esame. Una fretta che ha dato il via a una catena di eventi che in Bolivia ha provocato 27 morti e che sembra accompagnarsi anche alla volontà di isolare e intimidire l’Argentina, al momento unico paese della regione che presto avrà un governo progressista.
È ogni giorno più incerto il futuro della Bolivia, con il governo a interim che promette – senza fissare la data – nuove elezioni, alle quali però non potrà partecipare il Mas, il partito di Evo Morales. Quest’ultimo ha commentato la notizia con una battuta: “Va bene. Per la democrazia, ritiro la mia candidatura, però dovrebbero almeno lasciarmi terminare il mandato”.