SILVIA ROMANO, LA SFIDA CORAGGIOSA DI UN CORAGGIO DIVERSO. VOGLIAMO TORNI A CASA

DI ELISABETTA ANDREIS

Non la dimenticano al Casoretto, dove ha abitato fino a un anno fa, non la dimenticano gli amici, la famiglia, l’opinione pubblica. Silvia Romano – la volontaria milanese di 23 anni rapita il 20 settembre 2018 in Kenya – è nel cuore di tutti. Qualcuno sul web la definì “irresponsabile” per essere andata in quel paesino africano.
“Poteva starsene tranquilla in Italia”, fu l’odioso commento che serpeggiava. Ma lei stava costruendo il suo futuro.
Quante figlie di amici conosciamo, con il sogno della cooperazione internazionale? Ragazze entusiaste, brillanti, prudenti – ma a modo loro. “Silvia lotta per quello in cui crede, vuole lavorare nei Paesi in via di Sviluppo, ha studiato per quello, imparato tre lingue, come tanti di noi. Abbiamo il diritto di calcolare i rischi e fare esperienza in sicurezza – risposero compatti gli amici, la comunità di ragazzi di cui Silvia faceva parte – Non abbiamo neanche trent’anni ma non siamo cretini, non siamo avventati, non camminiamo sui cornicioni di alti palazzi facendoci i selfie, rischiando di cadere. La sfida che raccogliamo per la nostra vita è più seria, coraggiosa, di un coraggio diverso”. Anche io avevo studiato proprio per la cooperazione internazionale, e solo per un caso o per destino ho preso poi strade diverse. Silvia, su Facebook, scriveva: «Ci vuole coraggio per provare ad essere davvero felici, per raccogliere un momento ordinario e trasformarlo in epico. Quel coraggio ce l’abbiamo dentro, questione di scelta». A distanza di un anno, difendiamo la dignità di quella scelta sua e di tantissime altre giovani. La difendiamo a tutela di tutti.
Vogliamo che Silvia torni.