LE SARDINE, UNA SPECIE DA SALVARE

DI MARIO PIAZZA

Come era facilmente prevedibile, davanti ad un fenomeno mediatico come le Sardine sui social si è scatenata la guerriglia urbana, è il caso di dire combattuta “casa per casa”.

Da una parte lo spontaneismo di chi vuole aggiungere il proprio mattoncino al muro antifascista che è stato eretto e dall’altra la macchina del leghista Luca Morisi, la “Bestia” che produce a getto continuo fake news e profili falsi di infiltrati e provocatori. Nel mezzo un congruo numero di approfittatori ai quali non importa un accidente delle due parti in conflitto e che generano gruppi fasulli con il solo scopo di ottenere visibilità da trasformare in un secondo tempo in fonte di guadagno.

Ora, se è vero che le Sardine sono unicamente un grappolo di flash mob contro il salvinismo e che allo stato attuale non vogliono bandiere di partito e cappelli politici, è anche vero che un minimo comun denominatore devono pur avercelo per definirsi anti-Salvini ed è quella la cifra che consente di identificare gli infiltrati, i provocatori, i sabotatori.

A mio modo di vedere una Sardina non può prescindere da alcune caratteristiche antirazziste, perchè il razzismo è di fatto l’unico vero spartito su cui il Salvini scrive la sua musica. Per questo una Sardina non può essere che:

1. contro i Decreti Sicurezza
2. contro gli accordi con la Libia
3. contro la criminalizzazione generalizzata delle ONG
4. a favore dello ius soli/culturae
5. a favore dell’accoglienza diffusa e di modelli tipo Riace

Una griglia più che sufficiente per identificare i post ed i commenti dei soldatini della Bestia, ignorarli ed espellere gli autori.