L’INVITO È QUELLO DI TRASFORMARCI IN “ARTIGIANI DI OSPITALITÀ”

DI LUCA SOLDI

 

 

 

 

Il Papa, nel corso del suo viaggio apostolico in Siam ci invita, in questo mondo che si vorrebbe esser difficile, a farci portatori di semplicità.
A farci “artigiani di ospitalità”, a farci portatori del bene ed il pensiero è corso subito alle sperienze che ci sono care.
A quegli “ospedali da campo”, a quei pronto soccorso di umanità che si trasformano in Santuari di accoglienza.
A quei luoghi che incutono timori ma che in realtà, se solo volessimo accostarci, rappresentano il cuore, l’essenza del bene elevata alla massima potenza.

A quelle esperienze che non vogliono certo distruggere o sminuire il valore di quanto è stabile, strutturato, ma rappresentano il lembo estremo di aiuto alle fragilità della società.
Cacciando così da ognuno di noi, quella paura che ci mangia le convinzioni, la stessa nostra anima.
In occasione del primo discorso ufficiale Papa Francesco ha voluto congratularsi con il governo thailandese per la volontà “di creare una Commissione Etico-Sociale” che si apra “alle religioni tradizionali del Paese”, anche alla comunità cristiana che rappresenta poco più del 5% della popolazione, per raccoglierne “i contributi e mantener viva la memoria spirituale del popolo”.
“Questa terra ha per nome ‘libertà’ – ha ricordato Francesco nel discorso – e questa è possibile solo se siamo capaci di sentirci corresponsabili gli uni degli altri e di superare qualsiasi forma di disuguaglianza”. Necessario, dunque, “lavorare” per “raggiungere i livelli minimi indispensabili di sostenibilità che rendono possibile uno sviluppo umano integrale”.
Accoglienza e futuro nella dignità per tutti.
Il pensiero non può che correre alle piaghe, alle vergogne che colpiscono i bambini.
Alle aberrazioni che la stessa terra di Thailandia sta cercando di contrastare
A questo punto il pontefice ha voluto ricordare l’accoglienza del Paese ai migranti e rifugiati in fuga da Paesi vicini.
Francesco ha rivolto un auspicio indirizzato a tutta la comunità internazionale “agisca con responsabilità e lungimiranza” per risolvere i problemi alla base di questo “tragico esodo” e promuovere “una migrazione sicura, ordinata e regolare”. Esiste la necessità, il dovere di “proteggere la dignità di quanti affrontano pericoli, incertezze e sfruttamento nella ricerca della libertà e di una vita degna per le proprie famiglie”.
Il pensiero va ai piccoli, ai fragili, a quei fantasmi del mondo che a rischio della vita tentano l’ultima possibilità, quella estrema, di mettersi in cammino verso i luoghi della speranza.
Ed infine ha concluso, “il futuro dei nostri popoli è legato, in larga misura, al modo in cui garantiremo ai nostri figli un futuro nella dignità”.