OMICIDIO LORIS: CASSAZIONE CONFERMA 30 ANNI DI CARCERE PER VERONICA PANARELLO

DI CHIARA FARIGU

Trent’anni di carcere. E’ questa la sentenza emessa dai giudici della Corte di Cassazione verso Veronica Panarello, accusata di aver ucciso il figlio di sette anni e di averne poi occultato il cadavere.
E’ l’ultimo grado di giudizio. Il definitivo. Che conferma le precedenti sentenze del 17 ottobre del 2016, e quella di secondo grado del 5 luglio del 2018.
 
Sono trascorsi cinque anni da quel tragico novembre del 2014. Cinque anni in cui i colpi scena si sono susseguiti come in film dell’horror. Diverse le versioni rilasciate dalla donna nel tentativo di allontanare da sé la terribile accusa di aver ammazzato la sua creatura.
Veronica è passata dalla prima dichiarazione “non ho trovato mio figlio all’uscita di scuola, aiutatemi” rilasciata quel maledetto 29 novembre, ai primi tentativi di ammettere qualcosa sul che poteva essere stato un incidente: “giocava con le fascette elettriche” (l’autopsia confermerà che Loris era stato strangolato con della fascette di plastica).
Poi quell’accusa terribile: aveva visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere. Lei e il nonno paterno in atteggiamenti che non lasciavano dubbi neppure su un bambino della sua età.
Un tentato disperato quello di far ricadere le colpe sul padre di suo marito col quale sosteneva di aver intrattenuto una relazione sentimentale. Relazione smentita dall’uomo e dalla sua compagna. Relazione mai appurata così non è mai stata dimostrata la presenza dell’uomo in casa Stival il giorno della tragedia.
Per quell’accusa Andrea Stival venne indagato, come atto dovuto, ma la sua posizione fu poi archiviata. Veronica dovrà rispondere anche di calunnia nel processo disposto dal gip di Rugusa.
Donna complessa, la madre di Loris. Indurita da un passato fatto di sofferenze e di rapporti familiari pressoché inesistenti. L’unico che le sia rimasto accanto, suo padre. L’unico a credere che sia innocente. Per i giudici delle sentenze precedenti invece Veronica è una donna fredda che ‘si è adoperata senza alcuna pietas’ mettendo in atto un piano prestabilito per cercare di eliminare le tracce del delitto. Simulando, addirittura, una violenza sessuale ai danni del bambino da parte di ignoti per depistare le indagini.
Fredda, manipolatrice e assassina. Questo il ritratto fatto dai giudici di primo e di secondo grado. Confermato oggi anche dai togati della Cassazione.
Respinto pertanto il ricorso depositato nei mesi scorsi dal difensore, Francesco Villardita, col quale rilevava ‘l’illogicità’ della sentenza di secondo grado, a partire dalla ricostruzione del delitto.