ROUSSEAU HA PARTORITO UN TOPOLINO

DI MARIO PIAZZA

Le dinamiche interne di un partito in via di decomposizione e prossimo alla scissione come il M5S non meriterebbero molta attenzione se non fosse per quella congrua eredità di parlamentari che, ci piaccia o no, tengono insieme il governo. Eredità piovuta dal cielo per l’allora neo eletto capo politico Di Maio alle elezioni del marzo 2018, e rapidamente dissipata come sempre accade quando grandi patrimoni finiscono nelle mani di rampolli incapaci.

Premessa necessaria per dire come la partecipazione del M5S alle elezioni regionali dell’Emilia Romagna non causerà alcuno spostamento significativo nel risultato finale. L’analisi non politica ma algebrica eccola qua:

I sondaggi più generosi valutano l’attuale consistenza grillina nella regione al 10%.
Prendendo per genuino il risultato del “sondaggio Rousseau” di ieri possiamo dire che 7 grillini su 10 voteranno dispersivamente per il proprio candidato a prescindere, quand’anche egli fosse Rin Tin Tin, o Emanuele Filiberto, o il Cappellaio Matto.
Rimane uno striminzitissimo 3% che senza sforzarci troppo possiamo immaginare verrà ripartito in parti pressapoco uguali tra Bonaccini, Borgonzoni ed astensione e di quell’1% residuo, decimale più decimale meno, nessuno sa che farsene.

A volerla dire tutta per Bonaccini sarà addirittura un piccolo vantaggio perchè senza l’alleanza coi grillini otterrà l’appoggio di Calenda, persino lui meno inconsistente delle briciole grilline che avrebbero rispettato il patto di governo nazionale.

Rimane da osservare soltanto la triste agonia di Di Maio, quello dei taxi del mare, quello dei gilet gialli, quello dell’impeachment a Mattarella, quello che ha abolito la povertà, quello che vola in Cina in economica per stipulare il sensazionale accordo che ha consentito di vendere ai cinesi ben 380.000 Euro di arance rosse… Insomma, possiamo dire in tutta serenità che della sua fine non ci importa una beata mazza?