SULLA SITUAZIONE IN IRAN

DI GUIDO OLIMPIO

L’intelligence militare statunitense ha diffuso un voluminoso dossier sulle capacità militari dell’Iran. Gli analisti hanno sottolineato soprattutto le capacità missilistiche, con vettori in grado di colpire target a 2 mila chilometri di distanza. Il rapporto, andando oltre i dati tecnici, contiene una valutazione politica e strategica: attenzione a concedere terreno agli ayatollah. Visione che si combina con quella del presidente Trump.

# Un secondo messaggio a Teheran – oggi in difficoltà per le proteste popolari – è arrivato con le mosse di una portaerei statunitense. La Lincoln è entrata nel Golfo (foto Ap) dopo aver superato Hormuz. Un modo per ribadire che il traffico lungo la via d’acqua deve essere aperto a tutti. Appena pochi giorni fa gli Stati Uniti hanno aperto un nuovo comando in Bahrein con il compito di coordinare la sicurezza per il naviglio civile. È la cosiddetta operazione Sentinel: la Casa Bianca avrebbe voluto un’adesione massiccia degli alleati, invece hanno risposto davvero pochi. E poiché tutto spesso è concatenato, va ricordato l’attacco massiccio sferrato da Israele contro posizioni iraniane in Siria.

# Come scrive il quotidiano israeliano Haaretz il segnale di Gerusalemme è esplicito: «Non siamo l’Arabia Saudita». Ossia, gli israeliani reagiranno o agiranno ogni volta che riterranno imminente una minaccia da parte degli ayatollah o dei loro partner locali (milizie sciite, Hezbollah, gruppuscoli). Un quadro allarmante. Perché non si esclude che l’Iran possa usare i sistemi missilistici più importanti per «battere» target nello stato ebraico. Secondo alcune fonti sarebbero stati raccolti elementi che lo farebbero presagire e il generale Qassem Suleimani, comandante della Qods, vorrebbe ribattere colpo su colpo.

Da La Prima ora/Corriere digital