REPUBBLICA CECA. LA FOLLA CHIEDE LA TESTA DI BABIŠ

DI CECILIA CHIAVISTELLI

In occasione del trentesimo anniversario della Rivoluzione di velluto, la piazza torna a mostrare la sua rabbia verso i vecchi oligarchi comunisti, quelli che si sono riconvertiti nel 1989, come gli attuali primi ministri dai nomi di Babiš, Orban e Kaczynski. In Piazza Letna a Praga una folla si è radunata il 16 novembre, durante la vigilia della storica Rivoluzione di velluto. 250mila persone che ancora non hanno ottenuto una soluzione alla loro richiesta che è la stessa da due anni, e suona come un ultimatum per Andrej Babiš o almeno per i suoi loschi affari. Una separazione netta tra i suoi traffici e la carica che ricopre. Per chiedere questo i partecipanti hanno ripreso il pensiero di Vaclav Havel, ora più che mai attuale: sconfiggere l’odio e le bugie. Non è solo una ricerca di pulizia politica per il primo ministro ceco e per il presidente Zeman.

La folla che protesta cerca, nella figura del primo presidente della Repubblica Ceca, una legittimazione per le battaglie anti Babiš e per tutti i suoi interessi sporchi. I promotori della campagna “un milione di momenti per la democrazia”, attiva dal 2017, affermano che ha dirottato i fondi dell’UE a suo vantaggio per aziende di sua proprietà e che il suo potere economico produce un conflitto di interessi insanabile. Mentre Babiš si dichiara innocente, dagli archivi spuntano notizie davvero poco edificanti. Sembra, secondo la testata Neue Zurcher Zaitung, il tribunale di Bratislava ha dichiarato che Babiš era in realtà un agente di StB.

L’immagine di Havel, sapientemente riproposta adesso esprime anche un divario enorme tra lui e l’attuale primo ministro. Infatti mentre Havel era un dissidente sgradito al regime comunista che lo ha osteggiato in tutti i modi, Babiš ha sempre pensato ad accrescere il suo potere economico e politico. Ma nonostante le sue difese, anche la UE ha deciso di sospendere alcuni finanziamenti alla Repubblica Ceca sospettando che quei fondi raggiungano solo le società gestite da Babiš. Intanto il fondatore di ANO, da oligarca dell’ex impero comunista continua a governare Praga.

Anche la politica è in fermento. Sabato 23 si sono riunite varie personalità di Top 09 per eleggere il nuovo presidente. Jiří Pospíšil, presidente uscente, nel suo discorso d’addio ha detto: “Siamo obbligati a fare del nostro meglio per mantenere unite le forze politiche democratiche e devono collaborare insieme per cercare di sconfiggere l’oligarca. Solo se cooperiamo uniti saremo in grado di sconfiggerlo alle prossime elezioni”.

Tuttavia sono state le parole di Karel Schwarzenberg, presidente onorario, che più hanno ricevuto consensi parlando davanti al Parlamento ai membri del suo partito di difendere la libertà e lo stato di diritto.

La piazza non vuole fare una nuova rivoluzione che ribalti l’attuale governo ma chiede in modo tranquillo un nuovo ministro, un uomo che non è stato contaminato da vecchie storie e valori ambigui.