SULLE SARDINE, ALCUNI DI SINISTRA, STANNO SBAGLIANDO FORTE

DI EMILIANO RUBBI

Sulle sardine, a mio parere, molti amici di sinistra stanno sbagliando.
Di brutto.

Perché ritengono che si tratti, tutto sommato, solo di una furba operazione di make up del PD.
Oppure credono che tutti quelli che, in queste ore, stanno scendendo in piazza contro Salvini, siano dei convinti sostenitori del Partito Democratico.
Come se il PD fosse in grado, oggi come oggi, di mobilitare tutta quella gente, più di quanta non ne smuova Salvini.

Non è così.
Le sardine sono “solo” un movimento di protesta contro i nuovi fascismi e populismi.
Non propongono contenuti e non hanno, di base, una sola fede politica.
Probabilmente molti di loro, se non la maggior parte, saranno elettori del PD, ovviamente, visto che, numericamente parlando, si tratta del secondo partito italiano.
Ma posso garantirvi che c’è molto altro, lì dentro.

Per alcune ore, la pagina delle 6000 sardine è stata oscurata a causa delle migliaia di segnalazioni dei fascioleghisti.
Poi è quasi subito tornata online, ovviamente, visto che non proponeva contenuti “vietati”.
Nel frattempo, Salvini seguita a postare gattini che mangiano sardine e pesce azzurro cucinato in ogni modo possibile.

Questa cosa gli sta dando fastidio, tanto.

E lo si vede anche dalla ricerca spasmodica dei vari media di riferimento (Il Giornale, Libero e tutta una serie di siti bufalari) di ogni ipotetica frase “violenta” o “inappropriata” (a parer loro) che gli organizzatori delle varie manifestazioni possono aver detto o scritto in passato.

C’è tutta una ridicola task force di poveri cristi stipendiati da Sallusti, Feltri, Morisi e Belpietro che, in questo momento, sta cercando su Facebook, Twitter e Instagram tracce di “violenza” nei profili social di chiunque abbia a che fare con le sardine.
E la cosa fa parecchio ridere, perché stiamo parlando di gente che supporta un leader che parlava di “pulizia etnica controllata” nei confronti di rom e migranti, le cui pagine social strabordano di commenti recanti auguri di morte per gli stranieri, invocazioni allo stupro per le avversarie politiche donne e foto di lager per i rom.

Salvini e soci sono molto più infastiditi da un movimento non violento, che non sventola bandiere di partito, che da tutta l’opposizione messa insieme.
E ha senso, se ci pensate, perché le sardine stanno smontando pezzo per pezzo la retorica leghista per cui “tutto il popolo è con lui”.
Il popolo non è tutto con lui: la maggior parte del popolo, numeri alla mano, non lo vuole vedere neanche col binocolo.
E le sardine lo stanno mostrando, contandosi.

Non può dire “questa città è con me” in piazza, se a pochi km di distanza c’è un’altra piazza gremita dieci volte più della sua.
E soprattutto non può accusare di qualcosa quello che non è un movimento politico, ma solo un assembramento di cittadini.
È una cosa che lo sta innervosendo parecchio, fidatevi: ormai lo conosco abbastanza bene Salvini.

È sbagliato cercare “proposte” in quelle piazze, amici di sinistra.
Le proposte le deve elaborare la politica PARTENDO da quelle persone.
Come è sbagliato dire: “sono semplicemente una manifestazione del PD”.
Se lo fossero, sarebbero a dir tanto un terzo di quella gente. Esagerando.
È quello che piacerebbe a Salvini, ma non è così.

Ed è sbagliato porsi, a priori, “al di fuori” delle loro piazze.
La sinistra deve dialogare con quella gente, se vuole riuscire ad emergere dall’irrilevanza nella quale attualmente è confinata.
Ed è sicuramente più facile e proficuo dialogare con loro che all’interno dei raduni leghisti o neofascisti.

La politica deve assolutamente tornare ad ascoltare le persone, anche e soprattutto a sinistra, per poi trovare una sintesi.

L’ho già scritto una volta: quelle piazze sono un’occasione.
Possiamo scegliere di ignorarle bollandole come “inconcludenti” o “ingenue”, specchiandoci nella nostra “alta e consapevole” irrilevanza, oppure possiamo cercare di interpretarle, comprenderle, indirizzarle.

A voi la scelta.