SCONTRO SALVINI LAMORGESE: UN POPULISTA CONTRO UNA SIGNORA

DI LEONARDO CECCHI

Settembre 2019. Si insedia il nuovo Ministro dell’Interno. Il vecchio non ci sta. Non sopporta di aver dovuto lasciare quella poltrona. Ad una donna, poi. Ad una donna che, per giunta, non se lo fila di pezza. Lo ignora. Non gli risponde, non lo considera. Neanche lo nomina.

Non riesce a sopportarlo. Quindi parte all’attacco. In due mesi lancia, quotidianamente, attacchi virulenti e confusi nei confronti della nuova gestione. “Gli sbarchi sono aumentati del 30%”. Poi dice del 100%. Poi del 160%. Anzi del 163%. Poi ci ripensa: del 300%. In ogni occasione, c’è un nuovo numero. E’ in confusione ma ogni giorno c’è un attacco. Ripetuto ogni ora. Portato avanti con ogni mezzo.

Spera che la Lamorgese scenda al suo livello. Che gli dia attenzioni. Che, infastidendosi, si faccia trascinare in una rissa da bar/social, dove lui la fa da padrone. Ma lei non molla. Poi però, il 1 di novembre, dopo l’ennesima sfilza di attacchi, salta fuori che lei intende rilasciare un’intervista a Repubblica. Lui ci spera, ci crede. Chissà quante gliene dirà. E’ già pronto alla rissa e si frega le mani.

Inizia l’intervista. Lei si siede davanti al giornalista, tira fuori i dati ufficiali e dice: “Non siamo di fronte ad alcuna invasione di migranti”. Anzi, carte alla mano fa anche vedere che i rimpatri stanno aumentando. Punto. Finito. Perché contro le bugie c’è il numero. Il resto non serve. Non lo nomina neanche lui. Ma nemmeno alla lontana. Il giornalista ci aveva anche provato: “Ministro Lamorgese, non le chiediamo com’è succedere a Salvini perché non risponderebbe”. E lei: “Esatto”. Tutto lì.

E in quell’”esatto” muore tutta la speranza del Capitano. Tutta. Perché lì si è reso conto che non tutti sono come lui. Che non tutti prendono il lavoro come uno strumento per far circo mediatico. Che c’è anche chi lo prende seriamente. Come gli ha dimostrato la Lamorgese oggi. Dunque anziché rimanerci male, ci pensi su caro ex Ministro. Prenda esempio, si fidi. Che male, di certo, non può farle. Proprio no.