BLACK FRIDAY BATTE ILVA

DI PIERLUIGI PENNATI

Se googolate nelle news di oggi scoprirete che  le notizie principali riguardano femminicidi, che per carità lo sono davvero, e poi le solite cose, vecchie indagini, polemiche sul Governo, qualche pettegolezzo ed il Black Friday, specie quelli nelle grandi catene, unica vera notizia trasversale.

Se provate a cercare “Taranto” nelle news, scoprirete che solo ANSA, agenzia di stato, nella sezione puglia e qualche testata locale semi sconosciuta altrove, rivela che in città c’è stato un grande corteo di persone che protestavano per il loro futuro legato indissolubilmente al destino della grande fabbrica.

Se, infine, scrivete “ILVA”, scoprirete che è un “climate monster”, come la chiamano i ragazzi che abitano in città e che “i sindacati” lamentano il calo di produzione in Italia a favore dei francesi e che il Governo promette una nuova fabbrica.

Insomma, sembrerebbe tutto ok, Brack Friday batte ILVA perché è più importante risparmiare su cose spesso superflue che occuparsi del destino di una città.

Al contrario la manifestazione che è in corso è epocale non certo per i numeri, oltre 11.000 persone che sfilano per un argomento così importante sono ormai nulla dopo che le “sardine” ne hanno radunate altrettante solo per contrastare un piccolo comizio della Lega, ma per la modalità con cui si sono radunate, a seguito di una consultazione popolare che ha coinvolto tanto i lavoratori quanto la città.

Politica e sindacati fanno ormai tutto da sé, ottenuta la poltrona conoscono i nostri bisogni meglio di noi e trovare chi ci ascolta è davvero difficile, lo ha fatto USB, non con funzionari nazionali lontani dalla vita delle persone, ma con i delegati locali ed i comitati cittadini ed il risultato è stato sorprendente: dopo dieci giorni di assemblee e consultazioni la scelta di tutti è stata di chiudere la fabbrica.

Anche per il sindacato non è stato facile, un sindacato difende normalmente solo i lavoratori, ma USB non solo è un sindacato di base, è un sindacato che per il tramite della sua sezione sociale difende anche i cittadini e quindi non solo era doveroso consultare la base, ma era necessario sentire tutti e questi tutti hanno votato per rinunciare a questa grande immediata fonte di guadagno e di morte.

I lavoratori, che spesso sono anche abitanti, hanno detto che non possono guardare negli occhi i loro figli pensando che papà va a lavorare per mantenerli e nello stesso tempo ucciderli lentamente con le esalazioni legate al suo lavoro, i cittadini hanno detto che non si può più ricevere notizia che un altro vicino si è ammalato nonostante le precauzioni che tutti cercano di adottare, lavoro e morte nello stesso posto, lavorare per vivere e morire per aver lavorato, un dilemma che si può risolvere solo chiudendo la fabbrica e trovando altre risorse con tanti sacrifici e buona volontà, una scelta di vita non facile, ma pur sempre di vita.

La storia ha provato che dove sono state chiuse acciaierie e miniere non si è diffusa povertà ma vi sono state rinascite differenti, talvolta rapide e talvolta più graduali, ma se queste sono le condizioni e le prospettive vale certamente la pena di provarci.

Oggi, nel silenzio generale dei media e nell’indifferenza di CGIL CISL e UIL che chiedono solo più produzione una città è scesa in piazza a fianco di un sindacato coraggioso che ha deciso di stare sempre e comunque dalla parte delle persone, lavoratori e cittadini.

Così oggi una città intera ha pianto mentre chi se ne doveva occupare restava seduto nel suo lussuoso ufficio voltando la testa altrove, troppo indaffarato nel guardare le stelle per poter vedere ancora le persone.

La nostra Costituzione recita all’articolo 1 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo”, ed all’articolo 32 “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, le due cose non sono incompatibili ma sono obbligatorie, tutti hanno detto che ILVA è strategica per la nazione, se è vero che sia nazionalizzata e bonificata l’area, se non è così che venga  chiusa e si riconverta l’area ed il lavoro.