IL RUMORE DEL MARE IN VALDARNO

DI MARIO RIGLI

 

Il Valdarno è un terra lontana dal mare, o almeno lo era un tempo, il mio tempo di ragazzo, quando non c’erano autostrade. Bisognavano ore di viaggio e occorreva percorrere strade tortuose e oltrepassare valichi sia per raggiungere l’Adriatico che il Tirreno. Ma avevamo a disposizione lo stesso qualche pesce di acqua salata: il tonno in scatola sott’olio d’oliva, l’aringa salata o affumicata e le sardine. Si le sardine “Dantis” come chiamavano mio nonno e mio babbo le Sardine di Nantes, ma loro non conoscevano il francese. Sennò erano lasche e cavedani, tinche e carpe, barbi e arborelle e i ghiozzi presi con la forchetta di ottone appiattita a mo’ di piccola fiocina sotto le pietre delle “stroscia”.
Era quello il tempo delle fritture, c’era addirittura un ristorante tipico dove si mangiavano pesciolini fritti proprio sotto la diga di Levane.
Era il tempo dei pescatori con la bilancia che percorrevano chilometri lungo gli argini non solo dell’Arno, ma anche del Ciuffenna, dell’Ambra, del Resco, dell’Ascione, del Dogana.
Si, erano veramente pieni allora. Ora, Arno compreso, quasi niente, solo qualche “Siluro” importato dai fiumi dell’Est.
Ma ora tutto cambia, il Valdarno per fortuna si sta popolando di “Sardine”. Non solo nelle acque dei suoi fiumi, ma nell’aria, nei suoi boschi, fra le sue erbe, dal Pratomagno alle Balze, nelle colline e nelle pianure, nei vicoli dei suoi paesi ricchi di storia. E nessuna rete le può fermare, anzi la “rete” le moltiplica, le rende più forti.
Ed è uno spettacolo vedere il banco che cresce, che si muove, che vira, che cambia direzione, che assorbe la luce e distribuisce al mondo.
E sono bagliori che fanno bene all’anima, che fanno sperare in un futuro diverso.
Forza Sardine