DONNE CHE ODIANO LE DONNE. PER ANA MARIA NESSUN RISPETTO. NEMMENO DOPO LA MORTE

DI CLAUDIA SABA

“Questa è soltanto la punta dell’iceberg! È una “femmina”. Donna non le si addice.
Ha portato un padre di famiglia al gesto estremo per uscire dal suo incubo, portando alla sua tragica morte ! Difendetela pure e mi auguro che troviate anche voi una santa simile a rovinarvi la vita!”
Sono i commenti che appaiono in una pagina facebook.
Commenti rivolti ad Ana Maria di Piazza, la ragazza di 28 anni sgozzata e uccisa a Partinico da Antonino Borgia.
A parlare è un’amica della moglie dell’assassino.
E continua.
“Certamente il mostro e la sua famiglia si devono deliberatamente offendere invece una donnaccia simile si deve proteggere perché è morta ?
Capite che ha rovinato la vita alla mia amica ? Lo capite che questa zoc….la ha portato un uomo a pensare che non aveva via di uscita ? SANTIFICATELA ancora!”
È solo la prima parte di un delirio che appare incredibile possa uscire dalla mente di una donna.
Poi c’è una seconda parte, forse anche peggiore di quella precedente.
“Tutto si è concentrato sul mostro che è diventato in quei momenti concitati.
E attorno alla vittima si vuole costruire una sfera angelica.
Ma una donna che già a 18 anni intratteneva una relazione con un uomo più grande da cui aveva un figlio, tanto angelica non era proprio.
La sua è stata una morte cruenta, ma come mai nessuno si domanda perché una ragazza giovane stesse con un uomo maturo? Amore?
O semplicemente per estorcere denaro a chi vedeva come un imprenditore ricco che potesse cambiarle la vita?
Magari uscendo proprio gravida per assicursi una vita agiata a dispetto della famiglia già esistente! Senza nessun pensiero di poter distruggere una famiglia conosciuta da tutti nel paese.
Adesso che la ragazza è morta, moglie e figli sono rimasti a subirne le conseguenze sia mediatiche, di frustati che non colgono l’occasione di stare zitti, sia psicologiche ed economiche.
Come amica di famiglia chiedo rispetto e contenimento della rabbia per chi è rimasto schiacciato da un fardello quasi impossibile da portare “.
Chiede rispetto per la sua amica, questa donna.
Rispetto per la moglie e i figli dell’orco assassino.
Della vittima poco importa.
Del bambino di Ana, appena undicenne rimasto orfano della mamma, poco importa.
Donne che offendono le donne.
Donne che subiscono coprendo orchi e assassini. Donne che difendono a spada tratta crimini inauditi commessi su altre donne.
Per queste donne, Ana Maria, si sarebbe uccisa da sola. Avrebbe provocato lei stessa la sua morte.
Chiedendo soldi per “sistemarsi”.
Peccato che l’assassino non avesse capitali a disposizioni.
Antonino Borgia era in gravi difficoltà economiche e l’unica intestataria sia dell’azienda che delle proprietà sarebbe invece la moglie, Maria Cagnina.
Nemmeno questa moglie doveva fidarsi molto di lui quando ha preteso l’intestazione di ogni bene.
Amore? Non è lecito giudicare. L’unica cosa lecita, è provare una grande amarezza per le troppe donne che si permettono di giudicare e condannare la vittima, piuttosto che l’assassino.
E quando in un altro post si legge che “far passare per mostro chi ha commesso un omicidio, però legato a specifiche situazioni che lo hanno reso folle, e come Santa Vergine una “Cicciolina” solo perché uccisa trucidamente!”, si prova un gran senso di impotenza.
Come potrà mai cambiare il pregiudizio dell’uomo nei confronti della donna se sono proprio le donne ad averne verso altre donne?
A tutte loro, auguriamo un marito fedele che non violenti e non uccida.
Auguriamo figli che possano crescere nella serenità.
La famiglia del Mulino Bianco non esiste.
Ma esistono la dignità e il rispetto per se’ stesse.
Il rispetto per gli altri.
E nessuno ha il diritto di togliere la vita altrui o giustificare chi ha commesso un delitto.
Nascondere un corpo come fosse un oggetto, e andare subito dopo a fare colazione e dal barbiere come se nulla fosse accaduto.
Ana, che amava cantare “Gli uomini non cambiano” di Mia Martini, non meritava di morire così.
Nessuno lo merita.
Qui non si tratta più di cambiare
gli uomini, ma di cambiare totalmente verso.
Di smetterla di giustificare l’uomo perché uomo e accusare le donne perché tutte “puttane”.
Se vogliamo cambiare la cultura, iniziamo a farlo sin dalle elementari.
Introducendo una nuova materia obbligatoria da studiare ogni giorno.
Una materia che parli del significato profondo del rispetto, di diritti umani, di parità.
Che insegni a usare le giuste parole a bambini, adolescenti e media, che troppo spesso straparlano di “raptus”, gelosia”, “troppo amore”. Giustificando così, chi uccide e maltratta una donna.
Ma in certe storie, amore e passione non esistono.
Perché l’amore si prende cura.
L’amore non uccide.