IL BOLOGNA PASSA A NAPOLI, 2 A 1, E LA CRISI CONTINUA

DI VINCENZO PALIOTTI

Partita che doveva confermare la buona prestazione del Napoli in Champions si è poi rivelata un ritorno al Napoli che si è visto nelle ultime giornate, squadra con poche idee, poca personalità, una squadra insomma in evidente difficoltà.

E’ bastato un Bologna appena ordinato, compatto e molto efficace nelle ripartenze per fermare il Napoli che scende in campo con una formazione offensiva, un “quasi” 4 3 3 con in porta Ospina e in difesa Maksimovic, Manolas, Koulibali e Di Lorenzo. A centrocampo Fabian Ruiz, Zielinski e Elams a sostegno delle punte Lozano, Llorente e Insigne, un 4 3 3 che diventa nel corso della gara il solito 4 4 2 con i rientri di insigne.

Il primo tempo il Napoli ci ha provato a fare gioco ma su un ritmo basso, quasi sonnacchioso, il Bologna ne ha approfittato per farsi trovare sempre ben posizionato tanto che i tentativi degli azzurri si limitano a tiri da fuori, che finiscono quasi tutti a lato, a fine partita se ne conteranno 30 solo sei dei quali nello specchio della porta del Bologna. Tanti passaggi laterali, pochissime verticalizzazioni facilmente preda dei difensori felsinei proprio, come detto, per i ritmi bassi imposti alla gara. Qualche ripartenza del Bologna solo per alleggerire un po’ la pressione.

Ciò nonostante il Napoli trova il gol,  frutto di un’iniziativa personale di insigne che dribbla un paio di uomini e dal limite lascia partire un tiro che il portiere bolognese può solo respingere, Llorente come una furia irrompe e mette in rete, minuto 41. Il tempo si chiude sempre sottoritmo e senza ulteriori sussulti, tutto sommato uno spettacolo accettabile per i tifosi sugli spalti.

Nella ripresa la musica cambia, il Napoli perde quei momenti di gioco che nel primo tempo gli sono bastati per il vantaggio e il Bologna capisce che è il momento di cercare di far qualcosa cominciando a fare gioco e cercare nelle ripartenze di penetrare nel centro della difesa azzurra che pare aver perso anche sicurezza anche perché poco protetta da un centrocampo privo del solo incontrista a disposizione ma infortunato, Allan, mentre la squadra si affida ad iniziative personali e a tiri dalla distanza, tutti fuori dello specchio della porta bolognese, il portiere Skorupsky deve intervenire solo in una occasione, tiro dalla distanza di Insigne. Al minuto 58 arriva il pari ad opera di Skov Olsen che riprende una respinta, di nuca, di Koulibaly. Il Napoli tenta qualcosa mettendo in campo Mertens al posto di Elmas, sbilanciando così ancora di più la squadra. Proprio Mertens ha l’occasione per riportare avanti gli azzurri ma da buona posizione calcia alto. Poi è Ospina ad evitare la frittata, momentaneamente, parando un tiro di Sansone deviato da Manolas.  Ma la “frittata” è solo rinviata perché al minuto 80 è ancora Sansone, lanciato dall’ex Dzemaili, a battere Ospina e portare il Bologna in vantaggio. Il Napoli accusa il colpo e tenta qualcosa ma c’è tanta confusione, poche idee e un Bologna che per effetto del gol del vantaggio ora vola. Entra anche Younes per Lozano ma le cose non cambiano. Brivido finale quando Llorente mette in rete il gol del pareggio ma il VAR dice di no, il centravanti spagnolo era di pochissimo in posizione di off side. Si chiude quindi la gara tra i fischi del pubblico.

Il Napoli quindi, dopo Liverpool, ricade nella crisi che ora vede la zona Champions allontanarsi ancora di più. Non è bastato quindi neppure tornare al 4 3 3, anche perché mancava l’uomo che di quel modulo è stato il maggiore protagonista, Callejon, fuori non si sa ancora se per motivi tecnici o disciplinari, visto quanto è successo in queste ultime settimane.

Le differenze tra Liverpool e la partita di oggi, così come accaduto anche nelle ultime prove di campionato, vanno ritrovate nell’atteggiamento della squadra che se deve contenere, difendersi e toccare in contropiede ancora si ritrova, dove va in difficoltà è quando deve dettare la partita, quando deve creare gioco dove perde in compattezza e si allunga dando spazi enormi agli avversari.

Un problema che parte da lontano, già l’anno scorso si cercava un leader di centrocampo con la partenza di Jorginho, si provò con Hamsik che poi lasciò il Napoli e nessuno dei due fu poi rimpiazzato. La squadra soffre la mancanza di un incontrista per sostituire Allan in caso di infortunio, gli unici che potevano  ceduti entrambi, Rog e Diawara. E neppure si è mai pensato di trovare un alternativa a Callejon, contando sulla inossidabilità dello spagnolo che in tante stagioni al Napoli è mancato solo in pochissime occasioni. Infine la solidità difensiva, in primis dovuta alla mancanza appunto di chi si batteva davanti alla difesa, e poi dovuta alla cessione di Albiol, vero e proprio regista difensivo utilissimo per la sua abilità a rilanciare la manovra, oltre che ad organizzare il pacchetto difensivo. In questo è possibile ricercare i motivi di questa crisi che ormai non si possono più addebitare solo alle tensioni esistenti tra squadra e club, motivi che prima o poi avrebbero portato degli squilibri tra la vecchia e la nuova gestione della squadra.

Prossimo turno Udinese – Napoli, Ancelotti intervistato dice che i problemi cercherà di risolverli insieme ai calciatori, sentendoli tutti, se non troverà una quadra in questo modo allora li risolverà a modo suo.