LA FIORENTINA VA A PICCO: IL LECCE PASSA A FIRENZE E SI FA ANCHE MALE RIBERY

DI- STEFANO ALGERINI

Se avete notizie di sabato sera peggiori di quello toccato alla Fiorentina stasera, fatelo sapere urgentemente ai tifosi viola, perché hanno bisogno di consolarsi in qualunque modo. Il Lecce infatti passa a Firenze per uno a zero, ed è la terza sconfitta in fila per i viola. Nonostante tutto niente di tragico perché la zona rossa resta abbondantemente a distanza di sicurezza, però non è il risultato sul campo la notizia peggiore della serata: purtroppo il peggio, in questa serata che fa invidia alle leggi di Murphy, è l’infortunio patito da Ribery nel finale del primo tempo. Centrato da un intervento abbastanza bruttino di Tachtidis (anche se per l’arbitro nemmeno meritevole di una punizione) il francese, unica luce nella notte di questo periodo viola, è partito direttamente per l’ospedale lasciando i tifosi affranti e i compagni senza la guida tecnica in campo. Speriamo le cose siano meno gravi del previsto, ma certo non sarà un’assenza breve quella di Frank e Montella (o chi per lui, visto che al momento si moltiplicano le voci su una riflessione della società sul cambio di guida tecnica) dovrà inventarsi qualcosa di veramente nuovo per uscire dalla voragine dove si è infilato.

Un’altra settimana frizzantina per la Fiorentina, ma del resto quando torna “babbo” Rocco dall’America è sempre così. E questo segna più che un cambio di passo o un cambio di marcia, proprio un cambio di sistema solare rispetto alla gestione precedente. E non solo negli annunci clamorosi come quello dell’altro giorno con la presentazione del futuro centro sportivo (le sette meraviglie, se tutto andrà come da rendering e crono programma) ma anche nelle cose più piccole tipo la partecipazione di ieri sera alla premiazione organizzata dall’associazione “Glorie Viola”. Serata in cui si rivedono i giocatori della Fiorentina di molti anni fa, glorie appunto, che però alla famiglia Della Valle dovevano interessare il giusto, se è vero come è vero che invitati per diciassette anni di fila non si sono mai presentati. Roba da attrici di Hollywood: forse Sharon Stone nei suoi anni di gloria si sarebbe potuta permettere una tale protervia. Commisso invece, appena ricevuto l’invito, si è presentato tutto contento ad abbracciare i vari Albertosi, Hamrin, Superchi e compagnia. Saranno piccole cose forse, ma di sicuro fanno sentire i tifosi un po’ più vicini (anzi, molto) a chi ha le chiavi di casa della propria fidanzata (o amante, se la moglie non gradisce il calcio).

Rocco sì ma Chiesa no però. Niente da fare infatti per il co-protagonista della settimana viola: sofferente muscolarmente la settimana scorsa, Montella lo aveva portato comunque in panchina a Verona, ma stavolta prima di rischiare un altro riscaldamento a vuoto, a contatto con i tifosi già parecchio insofferenti nei suoi confronti, l’allenatore viola ha pensato bene di dare la serata libera al gioiello (diventato un po’ opaco) della squadra.  E dunque in attacco fiducia ancora a Vlahovic mentre a centrocampo di nuovo in pista Pulgar e, soprattutto Castrovilli, mancati entrambi moltissimo nella ultima esibizione in Veneto. Ma, nonostante questo, ancora una volta nel primo tempo di gol non ne sono venuti: stavolta niente da dire sull’approccio, la Fiorentina una volta tanto è partita decisa schiacciando il Lecce nella sua tre quarti per almeno venti minuti, però poi ha faticato molto a creare occasioni pulite. E questo malgrado la bella verve di Ribery, come sempre un gradino su tutti, e anche di Castrovilli, lui pure sempre sciccosissimo quando tocca la palla. Il problema è un po’ quello di una scarsa copertura dell’area e forse anche di qualche movimento non perfetto di Valhovic, che è bravo ma ancora verde. E insomma tanto gioco ma tiri in porta zero. Certo anche un Lecce completamente anestetizzato, e viste le ultime partite della squadra di Liverani questo non è che fosse scontato, però quando vieni da un periodo oscuro come quello della Fiorentina le soddisfazioni parziali decisamente non possono bastare. Se poi alla fine ti cade in testa una tegola come l’intervento di Tachtidis su Ribery allora è dura non farsi prendere da un pessimismo molto più che cosmico.

Nella ripresa la frittata di Dalbert su La Mantia dava inizio all’azione che lo stesso La Mantia concludeva con un bel colpo di testa in tuffo spalancando il baratro per gli undici vestiti di viola. Ok, mancava ancora una vita, c’erano da fare i cambi, ma la sensazione che la serata fosse di quelle destinante ad andare a rotoloni era veramente troppo netta. Eppure di occasioni la Fiorentina ne creava, casuali magari e non derivanti da una manovra fluida, però c’erano. Ma Vlahovic faceva letteralmente a cornate con il portiere Gabriel e poi sprecava un altro paio di palle invitanti. E anche Pedro, entrato finalmente ad un quarto d’ora dalla fine, sprecava lo sprecabile. Intanto Boateng e Ghezzal, gli altri subentrati, davano poco o niente alla causa e nel contempo la squadra nel suo complesso calava tremendamente dal punto di vista fisico. Non proprio una novità questa e qui l’allenatore, pur con tutte le attenuanti di un’estate fatta più in giro per gli States che in quota a Moena, qualche responsabilità la deve pur avere.

Finale con il Lecce a festeggiare sotto il suo migliaio di tifosi, la Fiorentina a prendersi i fischi dei suoi trentamila, e Commisso con la testa tra le mani in tribuna a parlottare con Joe Barone e familiari per prendere forse la decisione di cui si diceva all’inizio. Magari la colpa non è tutta di Montella, questo è vero, però lo score di questo suo ritorno a Firenze parla da solo: una media da retrocessione. Ma non in serie B, in serie D. Dispiace dirlo ma forse è veramente l’ora di cambiare e cercare se non altro di dare una scossa alla squadra. Non all’ambiente, che decisamente non ne ha bisogno visto il tifo veramente straordinario fino al novantesimo e oltre di uno stadio “old style”.