SERIE A: LAUTARO INCORNA ANCHE LA SPAL. L’INTER METTE LA FRECCIA

di VANNI PUZZOLO

Con una doppietta del suo gioiellino nel primo tempo, la quarta in stagione, seconda consecutiva, l’Inter batte a San Siro la Spal e si riporta in testa alla classifica.

Troppo ghiotta l’occasione per farsela di nuovo sfuggire, era accaduto con il Parma che la squadra di Conte non sapesse approfittare del pareggio di Lecce della Juventus, questa volta invece, in maniera risoluta, i neroazzurri colgono al volo il pareggio nell’anticipo di mezzogiorno della squadra di Sarri con i Sassuolo e riconquistano la vetta che avevano perso dopo lo scontro diretto con ii bianconeri.

Per Conte un po’ di sofferenza solo nell’ultimo quarto d’ora, dopo un gol pazzesco di Valoti , un po’ di normale stanchezza, il “ braccino corto” che inconsciamente può subentrare, e anche qualche errore di troppo degli attaccanti nerazzurri.

Mai, nella sua storia, l’Inter aveva vinto 12 delle prime 14 partite iniziali.

PARTITA

Il pari della Juventus con il Sassuolo si trasforma in un impetuoso grido di battaglia: “Scatenate l’inferno”.
L’odore del sangue, il sentore della preda da sbranare, la pioggia che scatena gli istinti gladiatori.
Queste sono le premesse di Inter-Spal, poi ci sono i rischi.
Soprattutto quello di esagerare, di voler tutto e subito con la prospettiva del sorpasso, era già accaduto con il Parma.
Ma quando in panchina c’è un signore di nome Antonio Conte, è più difficile sbagliare una partenza o l’ingresso nella prima curva.
La sua Inter ha già la maturità sufficiente per gestire una fase che può diventare decisiva, l’ha dimostrato anche a Praga.

Con le due furie che stanno davanti, il compito degli altri nove è facilitato.
Un quarto d’ora, questo è il lasso di tempo che serve per incanalare il flusso della partita. Possesso palla paziente, senza ansie.
Poi il destro al volto tremendo, palla persa dalla Spal a centrocampo, accelerazione di Lautaro e colpo da biliardo in buca d’angolo.

Quali possano essere le armi di Semplici per riequilibrare la partita non risulta chiaro. Davanti c’è Petagna che prende qualche sportellata, cerca di restituirne qualcuna, ma stritolato tra De Vrji, Skriniar e D’Ambrosio rischia solo di farsi del male.
La becca poco, ma ancora meno la becca quello che dovrebbe dargli una mano, Strefezza. Corre dietro agli avversari e dopo meno di un tempo deve alzare bandiera bianca, quasi senza vedere l’area avversaria da vicino.
La distanza tra Petagna e gli altri aumenta con il passare dei minuti, così come la fame di Lautaro Martinez che rotea intorno a Berisha come un rapace a digiuno e al momento giusto va a colpire in volo di testa, forte e secco, imparabile.

Se qualcuno si fosse chiesto l’estate scorsa il senso del cambio di panchina da Spalletti a Conte, ora può darsi una risposta precisa e articolata.
I miglioramenti sono esponenziali dal punto di vista tattico ma soprattutto dal punto di vista comportamentale.

L’Inter di oggi ha dei rarissimi momenti di appannamento o di scarsa lucidità, ha sempre una soluzione pronta per ogni esigenza di gioco, nonostante una situazione di emergenza numerica quasi costante.
Se in passato si girava molto per vie esterne e si buttavano in mezzo decine di cross quasi mai efficaci, adesso la palla si va a prendere spesso molto alta, le verticalizzazioni sono fulminanti, le partite come queste vengono affrontate con lo spirito giusto e senza il pericolo di arenarsi.

C’è solo una variabile che modifica parzialmente gli equilibri del secondo tempo, ed è la variabile impazzita di un giocatore, Valoti, che parte da lontano e dribbla tutti andando a infilare Handanovic.

Un evento imponderabile che però l’Inter soffre.
Continua ad attaccare, sì, ma non con la stessa lucidità.
Qualche occasione sprecata per troppa precipitazione, qualche spazio di troppo concesso agli avversari. porta gli ospiti a crederci, pur consapevoli degli enormi rischi che corrono ogni volta che la palla va agli altri.
La sofferenza finale (ma non così dolorosa) conferma l’impressione di una squadra, l’Inter, capace di adattarsi a tutte le circostanze.

Finisce con i 3 punti che stabiliscono un nuovo record per la storia neroazzurra, ma che soprattutto riportano la squadra di Conte in testa alla classifica: lo aveva detto alla vigilia, zero calcoli, Lautaro e Skriniar diffidati giocano 90 minuti, per dare un segnale chiaro, si pensa ad una gara alla volta e oggi, con merito, anche da capolista.