LUCIO BATTISTI, MITO DELLA MUSICA ITALIANA

DE ANDRÉ, DALLA, BATTISTI: TRE STORIE DA DIMENTICARE

DI CHIARA FARIGU

E’ proprio vero, non c’è due senza tre.

Dopo Faber e Dalla non si salva neppure Battisti. Massacrato in prima serata. Uno special deludente. Al limite del vergognoso. A cominciare dalla narrazione di un autore che non conosce crisi. Un mito assoluto. Che si tramanda di generazione in generazione perché nulla si perda di cotanta musica impreziosita da testi senza tempo.

Il padrone di casa ancora una volta fuori posto.

Decisamente sopravvalutato Enrico Ruggeri come conduttore. Sguardo alla ricerca del gobbo, gesticolazione di chi è capitato lì per caso, mano perennemente nel taschino del jeans. Fastidiosa la sua voce. Troppo potente, graffiante, roca per un omaggio che andava fatto in punta di voce oltre di penna.

Deludenti i testi. Deludenti e incompleti.

Il racconto si è fermato al periodo d’oro del duo Battisti-Mogol. Il più florido, il più bello, il più noto. Il maestro in sala annuiva applaudiva condivideva. Un tributo reso più a Mogol che a Battisti. Almeno così è sembrato agli occhi attenti dei telespettatori.

Deludenti gli interpreti.

Deludenti e inappropriati con la smania degli arrangiamenti per attualizzare capolavori senza tempo.
Tre autori massacrati. Tre serate da dimenticare.

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Lucio Battisti, mito della musica italiana