BELLA CIAO? DOVREBBE DIVENTARE IL NOSTRO INNO NAZIONALE

DI EMILIANO RUBBI

“Bella Ciao” non è una canzone comunista.
Era una canzone partigiana.
E i partigiani non erano solo comunisti (tra loro c’erano repubblicani, anarchici, socialisti, liberali, cattolici e via dicendo) e furono quelli che, assieme agli alleati, cacciarono gli invasori nazisti dal paese.

Cantare “Bella Ciao” non ti qualifica come “comunista”, ma tutt’al più come “antifascista”.
Forse questo cosa andrebbe spiegata a Salvini e alle sue scimmie urlatrici, che ormai la considerano una sorta di “Giovinezza” della sinistra, giocando sull’ignoranza della gente.

Ma c’è davvero ancora bisogno di dichiararsi “antifascisti”, oggi?
Parliamone.
Prendiamo un esempio a caso.

A Schio, in provincia di Vicenza, il comune di destra ha negato l’installazione di alcune pietre d’inciampo per ricordare i cittadini che da lì furono deportati nei campi nazisti.
Perché?
Perché, a parere del consiglio comunale, sarebbero “divisive”.

E in effetti è vero: dividono la gente normale da quelli che non vogliono ricordare i deportati durante il nazismo.
Cioè: dividono la feccia nazifascista dalla parte sana del paese.
E per questo, secondo la destra, non vanno bene.

Un po’ come “Bella Ciao”, appunto, che divide solamente chi è fascista da chi non lo è.

Nel frattempo, un paio di giorni fa, la digos ha scoperto una rete di una ventina di persone che voleva costituire l’ennesimo partito neonazista armato: il “Partito Nazionalista italiano dei lavoratori”.
E come al solito, i magistrati si sono trovati di fronte all’ennesimo arsenale.

Gli ultimi arrestati per una cosa simile risalgono a circa due settimane fa: volevano fare un attentato a una moschea in Toscana.

La Lega, al suo interno, conta diversi esponenti vicinissimi agli ambienti dell’estrema destra italiana e estera e non fa mistero delle sue alleanze con diversi partiti esteri d’ispirazione dichiaratamente neonazista, mentre il partito della Meloni, in pratica, è quasi sfacciatamente nostalgico del ventennio.
Un consigliere comunale di Fratelli d’Italia di Busto Arsizio (tale Lattuada) recentemente si è anche lamentato perché, secondo lui, è “discriminatorio” il non potersi definire direttamente “fascisti”.

Oggi come non mai c’è un disperato bisogno di antifascismo.
La nostra Costituzione, il nostro paese, la nostra Repubblica, affondano le radici nei valori dell’antifascismo.

“Bella Ciao” non è “divisiva”.
“Bella Ciao”, oggi, dovrebbe diventare il nostro inno nazionale.