CALCIO NAPOLI: PICCOLA CRONISTORIA DI UN FALLIMENTO

DI VINCENZO PALIOTTI

Quando arrivò a Napoli Ancelotti trovò una squadra che in tre anni era cresciuta parecchio, aveva affascinato i cultori del bel calcio italiani europei e anche oltre. Sfiorò il terzo scudetto con un punteggio che in altre stagioni sarebbe bastato, ma incontrò sul suo cammino una “corazzata” come la Juventus e restò solo il bel calcio e i 91 punti, record della storia del club.

Per i più, e per il presidente De Laurentiis l’arrivo di Carletto doveva essere ciò che mancava per il passo decisivo verso il titolo, il tanto sospirato “salto di qualità” ed suo curriculum lasciava ben sperare. Lo stesso tecnico ammise di aver trovato una buona squadra che aveva lavorato bene e che, seguendo la traccia lasciata dal tecnico precedente, si poteva ben sperare, giocatori di qualità, un bel gruppo coeso.

All’inizio poi della corrente stagione lo stesso ebbe a dire, a campagna acquisti e cessioni chiusa: “il secondo posto ci sta stretto”, evidentemente una dichiarazione netta di voler attaccare il titolo, lo scudetto.

Oggi Ancelotti si trova al centro di una situazione anomala e mai affrontata che ha portato la squadra, il gruppo, a risultati deludenti in campionato tanto da racimolare nelle 14 giornate iniziali, più di un un quarto del torneo, soltanto 20 punti. Soltanto 20 rispetto ai 32 dell’anno precedente sotto la sua stessa gestione, soltanto 20 punti rispetto alla gestione precedente, 38 punti nelle prime 14 gare.

Numeri impietosi che dimostrano non solo la troppo ottimistica dichiarazione di voler puntare al titolo, ma anche senza considerare che si andava verso un modo diverso di mettere in campo la squadra con quegli stessi uomini che per raggiungere certi automatismi avevano lavorato sodo e che cambiando posizioni in campo qualche difficoltà la avrebbero dovuta affrontare, una su tutte l’arretramento di Callejon da terza punta a centrocampista, da qui principalmente la sua mancanza di gol in questa stagione.

Altro elemento da discutere è come mai non si sia mai risolto il problema Jorginho. Il regista di centrocampo lascia, ceduto al Chelsea, all’arrivo di Ancelotti e per sostituirlo Ancelotti pensa a Hamsik che trova difficoltà, tra l’altro il suo spostamento di ruolo, così come Callejon, gli fa perdere la via del gol. Poi anche Hamsik lascia Napoli e la squadra si trova senza il regista e chi lo doveva sostituire, dettaglio trascurato in campagna acquisti.

Lascia anche Albiol, vero regista tra difesa e centrocampo, uomo prezioso che contribuisce alla crescita di Koulibaly, oggi l’ombra di se stesso, al posto dello spagnolo arriva Manolas e ritorna Maksimovic, entrambi ottimi centrali ma nessuno dei due con le caratteristiche di Albiol, per la cronaca il Napoli ha incassato 16 reti contro i 14 dell’anno scorso e i 9 della stagione 2017/2018.

Poi la corsia di sinistra dove Ghoulam è diventato l’oggetto misterioso, non si capisce se riprende e le speranze di rivedere il “fenomeno” che si era messo in luce e all’attenzione dei grandi club sono ben poche. Anche in questo caso non si è provveduto a cautelarsi prendendo un rincalzo per Mario Rui, unico giocatore di fascia sinistra, cercando poi di rimediare con un centrale, Luperto, o un giocatore di fascia destra, Di Lorenzo se non Hysaj.

Infine, tornando al centrocampo, il Napoli non ha a tutt’oggi un sostituto per Allan che rimane l’unico interditore dopo la partenza di Rog e di Diawara che ha lasciato quel ruolo scoperto “rimediato” poi con soluzioni non per niente adeguate, prima Zielinski, poi Fabian Ruiz infine Elmas, tutte mezze ali costruttori di gioco piuttosto che interditori, per cui impiegati  anche loro in ruoli non compatibili con le loro attitudini.

Non si capisce quindi come si è potuto dare un voto altissimo alla campagna acquisti e cessioni della squadra, e tralasciando questi problemi come si sia potuto pensare di ridurre il gap con i grandi club.

Spiace molto non poter condividere poi la dichiarazione di Ancelotti che parla di impegno non sufficiente della squadra, cosa che avalla la posizione della società a danno dei calciatori stessi. Una dichiarazione che non fa onore al suo passato, di tecnico e di calciatore e che di fatto traccia un solco tra lui e la squadra. Uno scrollarsi da responsabilità che vanno ricercate in tutti gli argomenti che qui si sono trattati e che sono sotto gli occhi di tutti, responsabilità che sono di pertinenza esclusiva dell’area tecnica della quale Ancelotti è a capo.