DAI LUPI SOLITARI AL RITORNO DEI FOREIGN FIGHTERS: IL TERRORISMO NON E’ FINITO

DI ALBERTO NEGRI

Forse è presto per dirlo ma quanto avvenuto, tutto in un giorno, in Gran Bretagna e Olanda, insieme al ritrovamento di un ordigno a Parigi alla Gare du nord, fa ipotizzare che possa essere cominciata una sorta di macabra “campagna di Natale” del terrorismo di matrice islamica estremista. Gli autori degli accoltellamenti a Londra e All’Aja appaiono come dei “lupi solitari” ma non è da escludere che siano entrati in azione dopo qualche messaggio pervenuto da gruppi come l’Isis, sconfitto sul terreno in Siria e in Iraq, con il capo Al Baghadi eliminato dagli americani, ma sempre in grado di esercitare una certa influenza sui seguaci del jihadismo.

La tesi del “lupo solitario” appare anche confortante ma più di una volta si è poi scoperto che magari un individuo aveva dei collegamenti con altri estremisti anche soltanto via web. Soprattutto tende a rendere meno preoccupante il fatto che siano presenti in Europa cellule “dormienti” del terrorismo islamico non ancora individuate. E c’è anche dell’altro. La sconfitta dell’Isis ha significato pure la disfatta dei cosiddetti foreign fighters del Califfato, centinaia dei quali, se non migliaia, in possesso di passaporti europei. L’allarme poi si è fatto ancora più acuto dopo l’operazione militare della Turchia contro i curdi siriani, abbandonati dagli americani, e che erano stati tra i combattenti più strenui dell’Isis.

La stessa Turchia, che ha occupato un pezzo di Siria del nord con soldati e milizie islamiste, ha cominciato a rimpatriare alcuni di questi combattenti nei Paesi di origine come la Gran Bretagna e la Germania. Il leader turco Erdogan non rinuncia mai a usare nei confronti dell’Europa qualche arma di pressione e di ricatto, atteggiamento che dovrebbe fare riflettere sulla scarsa coesione dell’Unione europea quando è il momento di avere a che fare con Ankara.

Vediamo qualche dato: il numero dei foreign fighters originari di un paese dell’Unione europea potrebbe ammontare intorno ai 5.000. In termini assoluti, il fenomeno non ha colpito i paesi europei in modo omogeneo: una parte consistente del flusso europeo proviene quattro stati:  Francia (circa 1.900 unità), Germania (oltre 900), Regno Unito (circa 850) e Belgio (circa 480 unità). L’aspetto più inquietante è che i Paesi europei hanno fatto finta di niente di fronte a questo problema. I curdi siriani, prima ancora che Erdogan li massacrasse e occupasse il loro territorio, avevano chiesto alla comunità internazionale che venissero processati i jihadisti rinchiusi nella carceri curde. Ma l’Europa ha fatto finta di niente, tranne la Francia che ha aveva raggiunto un accordo ufficiale con l’Iraq dove i terroristi di origine francesi vengono processati e poi impiccati dalle autorità di Baghdad.

Quanto agli inglesi hanno dato ancora una volta la dimostrazione di avere falle pesanti nel campo giudiziario e della sicurezza. L’attentatore di London Bridge Usman Khan, 28 anni, era già stato condannato per terrorismo e lasciato in libertà vigilata, vigilata però non si sa da chi, e gli è stato permesso di compiere un attentato nella stessa zona dove ne erano già stati compiuti altri. Che Usman Khan sia stato bloccato da un altro assassino già condannato a 15 anni per l’omicidio di una disabile è ovviamente soltanto una coincidenza. Quello che conta è che la Gran Bretagna, sull’orlo della Brexit, dimostra un’inefficienza che rasenta la cialtroneria, cosa che del resto non lascia dubbi guardando l’attuale classe dirigente, certo non meno pessima della nostra. Ma almeno noi abbiamo i carabinieri.

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