ENNESIMO EPISODIO DI RAZZISMO CHE NON PUÒ PASSARE INASCOLTATO

DI LEONARDO CECCHI

L’ennesimo episodio di razzismo. L’ennesima denuncia. Che non può passare inascoltata.

Siamo a Milano. C’è una lite tra automobilisti. In una delle due auto c’è Maxime Mbandà, rugbista della nostra nazionale nato da mamma italiana a papà congolese. Nell’altra auto un razzista, che guarda Maxime e gli fa: “Va’, negro di m****, tornatene al tuo Paese”. La discussione, sul momento, finisce lì. Con quella frase orrenda. Ma Maxime non ci sta. Vuole denunciare il fatto. E lo fa su facebook, dove scrive un post di sfogo:

“Sono nato in Italia da una donna sannita di Pannarano, un paesino in provincia di Benevento e da un uomo congolese, venuto in questo Paese con una borsa di studio a 19 anni e diventato un Medico Chirurgo sapendo solo lui le difficoltà a cui sia andato in contro. Sarò sempre quel “NEGRO” che alcune persone ignoranti usano con quel tono dispregiativo e sarò sempre ITALIANO, che la gente lo voglia o no. Sono fiero di essere il risultato dell’unione di due culture diverse e mi batterò sempre affinché vengano RISPETTATI I DIRITTI DI CITTADINO ITALIANO E DEL MONDO miei e di qualsiasi altra persona che abbia una storia analoga alla mia e che si possa chiamare Mario, Giulia, Juan, Xiang, Mohamed. Spero tanto che alla persona in questione arrivi, anche solo per sbaglio, questo messaggio e che si faccia un esame di coscienza oltre che ritagliarsi qualche momento delle sue giornate per leggere ed acculturarsi per evitare di rimanere nella deficienza, intesa come difetto di preparazione scolastica”.

Che gli arrivi, dunque. Al razzista. Che gli arrivi questo messaggio di Maxime, le sue parole. Posto che le sappia leggere. Ovviamente. Ed è un “se” grosso come una casa.