ENTRA IN VIGORE O NON ENTRA IN VIGORE? QUESTO È IL PROBLEMA PRESCRIZIONE

DI MARINA NERI

Prescrizione. Mai parola fu piu’ amata e osteggiata al contempo. Odiata quando il decorso del tempo, nel campo dei rapporti civili, nell’inattivita’ del titolare del diritto, fa estinguere quel medesimo diritto.

Amata quando, in ambito delle obbligazioni, dei tributi e ancor più del penale, un processo non vede il suo normale epilogo tradotto in una sentenza irrevocabile, perche’il tempo con il suo fluire, estingue il diritto di punire.
Il Tempo, quindi , sa divenire compagno, addirittura alleato, a volte ignaro complice, quando in nome del suo passaggio il Diritto diviene inesigibile, si estingue un reato, si cancella una storia processuale.

La ratio della sua ragione di essere sta tutta racchiusa nella necessita’ di risparmiare energie professionali ed economiche impiegate per troppo tempo a ricercare e punire il colpevole di reati commessi molti anni prima per i quali non si percepisce piu’ l’esigenza della tutela giurisdizionale, di evitare che la pena non abbia piu’ alcuna finalita’ rieducativa, di scongiurare il pericolo che l’imputato con il decorso del tempo possa avere serie difficolta’ a difendersi.

Una sorta di strumento atto a prevenire storture ed abusi del Sistema Giudiziario e, almeno nelle intenzioni, teso a pungolare la celerita’ nel perseguire i reati e ad assicurare una ragionevole durata del processo.

Una visione garantista. Rispettosamente atta a tutelare la posizione svantaggiata di chi si trova dentro le maglie giurisdizionali, colpevole o innocente che sia.

Proprio per contemperare le ragioni difensive con le ragioni delle vittime, però, nel 2014 l’allora governo Renzi aveva istituito una Commissione presieduta dall’attuale procuratore capo della Procura di Catanzaro, Nicola Gratteri.

La Commissione, composta da tecnici del diritto, aveva redatto una relazione con cui evidenziava la grande stortura rappresentata dal rinnovo degli atti dell’istruttoria dibattimentale ogni volta che cambiava il Collegio, causa prima della prescrizione dei reati.

Secondo Gratteri “il diritto di ciascun imputato all’oblio non puo’ trasformarsi in improprio rimedio alla irragionevole durata del processo”.
La Commissione statuiva che dopo la sentenza di primo grado il decorso del termine prescrizionale si doveva bloccare per sempre. Un dato rivoluzionario. Non attuato poi dal governo dell epoca.

Diverse storture processuali, unite alle proverbiali lungaggini da ” ere geologiche” del nostro sistema giudiziario hanno reso sempre attuale questa problematica.

Eppure tante volte l’indignazione si e’ fatta strada dentro ognuno di noi dinanzi a sentenze di non luogo a procedere per reati anche gravi, per intervenuta prescrizione.

E spesso è montato un senso di impotenza nel comune sentire, di percezione della legge come una torre d’avorio distante dalle esigenze quotidiane che rivendicano, invece, giustizia.

Lo stesso C. Beccaria, nella sua opera ” dei delitti e delle pene” scriveva testualmente: ” Il lungo ritardo fra delitto e somministrazione della pena non produce altro effetto che di disgiungere sempre più questa relazione di causa-effetto. Nell’immaginario collettivo l’immediatezza della pena serve a rinforzare il senso del giusto castigo, mentre il ritardare la pena farebbe percepire il castigo come una forma di spettacolo”

La prescrizione, spesso, viene cosi’ a collidere col principio della certezza del diritto e,soprattutto, della pena.

Tiene conto solamente della possibilita’ di esercitare il diritto di difesa in un congruo lasso di tempo dalla commissione del reato, del diritto dell’imputato ad un giusto processo, ma non tiene conto dei tempi effettivi di funzionamento del processo penale in Italia e delle ragioni delle vittime.

Il che ingenera sacche incontrollate di ingiustizia legalizzata e un malcontento non piu’ solo latente con un costante senso di sfiducia nelle istituzioni.

Un Sistema anomalo, che frustra le aspettative del cittadino e, di contro, non fa scemare il trend di commissione dei reati.

E ‘invalsa, infatti, la convinzione generalizzata di una impunibilita’ diffusa.

Solo la certezza e la prontezza della pena esercitano un ruolo preventivo dei reati.

Tema ripreso dall’ attuale Guardasigilli sin dal precedente governo gialloverde.

Il Ministro Bonafede, per tutelare la previsione da storture o rimaneggiamenti, aveva blindato il suo emendamento al DDL Anticorruzione.

La riforma contenuta nella legge 3/2019 (art. 1 co. 1 lett. e) prevedeva che il corso della prescrizione rimanesse sospeso dopo la sentenza di primo grado.

L’ emanazione della norma non fu indolore. Scatenò una serie di reazioni contrarie. Per contemperare le ire e le ansie di governo si decise di posticipare
la sua entrata in vigore al primo gennaio 2020.

Questa riforma di fatto faceva allineare l’Italia al resto delle normative europee.
Insorgeva, nella immediatezza l’ allora
ministro Bongiorno, titolare del dicastero della Pubblica Amministrazione, ma al contempo, noto avvocato penalista. La stessa avrebbe dichiarato che l’atto di forza del ministro alla Giustizia avrebbe avuto la valenza di una ” bomba nucleare sul processo”.

Sicuramente la forma mentis del penalista, faceva propendere l’avvocato Bongiorno per una difesa d’ufficio dell’istituto della prescrizione.

Lo stesso Andreotti, ricordiamolo, beneficio’ dell’uso di questo istituto.

Pur essendo reo di collusione con Cosa nostra, si avvalse della prescrizione ai fini della estinzione del reato.

Conoscendo perfettamente che avrebbe potuto rinunciare alla stessa ed affrontare le conseguenze del processo ove avesse ritenuto di essere innocente.

Ma in Parlamento le norme si generano non si interpretano secondo il principio del favor rei!

E quando si legifera si dovrebbe tenere conto del garantismo vigente nel nostro ordinamento ma anche del Silenzio degli Onesti che chiedono giustizia, strumenti e termini che consentano di applicare il deterrente piu’ efficace: la certezza della pena che deve seguire alla commissione di un reato!

Peraltro, da studi effettuati, proprio in virtù del principio cardine del nostro processo penale il ” favor rei” quello che prescrive che le norme restrittive successive non si applicano al pregresso, la nuova normativa che sospende la prescrizione dopo la sentenza di primo grado, riguarderebbe circa solo il 12 per cento delle definizioni processuali. Non intaccherebbe invece le quasi centomila prescrizioni che avvengono prima della sentenza di primo grado: quelle continuerebbero a verificarsi.

Nonostante il numero esiguo dei procedimenti in cui la stessa si apllicherebbe, i nuovi alleati di governo premono affinché si ritardi l’ entrata in vigore della norma e si apportino alla stessa dei correttivi.

Il ministro della Giustizia Bonafede sostiene quanto ribadito da Conte e cioè che se anche la prescrizione entra in vigore il primo di gennaio, essa riguarderà i reati successivi alla sua promulgazione . Il ministro, dinanzi alle critiche aperte da parte dell’ex guardasigilli Orlando:” il problema è trovare un bilanciamento nell’ambito del processo” risponde che ci sarà tutto il tempo dopo l’ entrata in vigore della norma , per predisporre una legge che possa essere in grado di accelerare l’iter del processo penale.

A dare sostegno al suo ministro Di Maio che avrebbe dichiarato: “A battersi contro questa legge di assoluto buon senso c’è la Lega che, dopo averla approvata, ha cominciato a dire “no”, “aspettate un attimo”, “vediamo”. Salvini si è messo di traverso e accanto a lui è ovviamente comparso tutto il carrozzone di centrodestra, con in capo Berlusconi che, proprio grazie alla prescrizione, l’ha fatta franca innumerevoli volte…” ( cfr La Repubblica )

Ancora un braccio di ferro fra alleati di governo scalderá questo rigido inverno.
Ma forse le parti ignorano che le lungaggini processuali non si snelliscono solo con norme ad hoc. Gli operatori del diritto sanno che i processi divengono celeri quando il personale nelle cancellerie è sufficiente, quando le dotazioni organiche e di strumenti è idonea, quando i concorsi si fanno , quando una nazione non è succube del diktat del pareggio di bilancio ad ogni costo che riduce la spesa anche ove la stessa sia vitale per la stessa sopravvivenza del sistema Stato.

La parola d’ ordine in questi giorni in merito alla prescrizione è ” contemperare” . Ma spesso sfugge alle parti uno sguardo alle vittime.

Anche la rabbia, l’impotenza, la frustrazione delle vittime dinanzi al dileggio del loro diritto calpestato dalla prescrizione, sono un Reato: quello perpetrato dalla elefantiaca macchina dello Stato che rendendo farraginose le regole, macchinosa la loro applicazione, difficile la sinergia per mancanza di uomini e mezzi, esula dalla legalita’ e nega la sua stessa ragione di esistere nel momento stesso in cui nega Giustizia!