GOVERNO, SUL MES UNA TREGUA CHE NON PROMETTE BENE

DI GIANLUCA CICINELLI

Decisione salomonica al termine del vertice di maggioranza dedicato al Mes, durato oltre tre ore. Dalla presidenza del consiglio fanno sapere che ogni decisione diventerà definitiva solo dopo che il Parlamento si sarà pronunciato a partire dalle risoluzioni che saranno approvate l’11 dicembre. In quella data infatti Giuseppe Conte effettuerà delle delle comunicazioni al Consiglio Europeo e soltanto dopo potrà essere varata una risoluzione comune delle forze di governo. Si terrà quindi conto del dibattito parlamentare sospendendo la determinazione definitiva del Parlamento.E il dibattito in quella sede si annuncia tutt’altro che tranquillo. Viene così riconosciuta la richiesta di M5S, stavolta più in linea con le dichiarazioni del leader dell’opposizione Salvini che con l’alleato dem di governo, dopo il pressing esercitato d Luigi Di Maio sul premier. Un passaggio molto pericoloso perchè viste le tensioni nella maggioranza, non si può escludere che in aula sul fondo di salvataggio degli stati rispunti il mai sopito amore di una parte dei grillini, Di Maio in testa, per la Lega, che minaccia fuoco e fiamme, con la conseguenza di un trappolone che metta a rischio il Conte bis.  Al momento quindi Di Maio può rivendicare strumentalmente con i suoi che la conquista della ritovata centralità del Parlamento nella vicenda del Mes faccia parte di un pacchetto complessivo che vede il governo diviso su molti altri punti, a cominciare dalla riforma della prescrizione che vede agli antipodi pentastellati e Pd. Il problema di una serie di riforme della gestione delle banche, e non soltanto nella gestione del Mes, trova consensi nel Paese e il ministro dell’Economia Gualtieri così come l’intera delegazione dem al governo, non potrà fare a meno di tenerne conto, pena l’impallinamento in aula dell’esecutivo e la definitiva strada del ritorno alle urne.

Di Maio ha già annunciato che presenterà in Parlamento un pacchetto di proposte per “migliorare l’intero pacchetto di riforme”, e non è detto che non stia già pensando di condizionare il governo tessendo una tela che faccia convergere su quelle proposte i voti dell’attuale opposizione. Tra i molti scogli che il Conte bis dovrà affrontare quando si andrà alla conta dell’aula c’è anche la posizione di Italia Viva di Matteo Renzi, che ieri non ha partecipato al vertice di maggioranza. Ufficialmente perchè si tratta di un litigio tra Pd e M5S in cui “noi non c’entriamo”, ha fatto sapere Renzi, ma la realtà è ben diversa. Assediato dalle inchieste della magistratura, e in ogni caso discusso per i comportamenti sui finanziamenti che anche se non avessero violato la legge non sono esattamente un esempio di trasparenza ed etica, l’ex premier starebbe pensando di vendicarsi mettendo a rischio il governo e facendo pesare i suoi voti nel caso una parte di M5S decidesse sul Mes di votare con la Lega. Lo scontro nella maggioranza è quindi soltanto rimandato.