IL SENSO DELLE COSE AL TEMPO DEL NATALE

DI LUCA SOLDI

 

 

Non stava troppo bene il Santo Padre ma facendosi un po’ di violenza e reagendo ad una brutta influenza, dalla quale ha deciso di guarire nei prossimi, non è voluto mancare all’appuntamento con Greccio.

Non ha voluto far mancare la sua presenza nel luogo che testimonia la storia che ha cambiato il mondo. Nel luogo in cui il poverello di Assisi, per la prima volta, volle ricostruire la forza dirompente di quella notte per riaprire la speranza nel cuore di tanti uomini e tante donne di buona volontà.
Poche le parole pronunciate da Papa Francesco in questo suo ritorno nel paese che ha visto la nascita del Presepe

C’è un mondo che ha voluto trasformare il Natale in qualche cosa di altro.

Che racconta di suoni, luci, di centri commerciali, di venerdì neri, di code in auto, di riti nuovi che dimenticano le radici del vero senso di questa Festa che dovrebbe celebrare il bene, la bellezza e l’amore.

“Il silenzio” , ha detto Francesco, “serve per contemplare la bellezza del volto di Gesù bambino, nato nella povertà di una stalla. La preghiera, invece per esprimere il grazie stupito dinanzi a questo immenso dono d’amore che ci viene fatto”.
Ed è il segno, semplice e dirompente del presepe.

E il racconto di questa famiglia così fuori dall’ordinario che viene accolta solo dal saluto degli ultimi.
Il presepe è rappresentazione viva di quella Famiglia che viene cacciata, respinta e ripudiata. È respinta dai potenti del tempo, dai grandi sacerdoti, dagli scribi ma anche da tante persone che vivono solo per se stesse, per il proprio io.

Quelle porte sbarrate sono la rappresentazione del nostro essere ancora oggi, del freddo, del gelo dei nostri cuori ed il Presepe n’è la rappresentazione malgrado ci sia ancora qualcuno che se ne voglia impadronire per utilizzarlo come strumento di una Fede che aspira solo al consenso di una massa impaurita, informe.

Salutato quel luogo Sacro, dopo le 17, il Papa è ripartito per Roma, per tornare a casa in quella città eterna che questa mattina lo aveva visto celebrare la Ss Messa in San Pietro dove la funzione aveva le intenzioni rivolte al popolo di uno dei gradi Paesi africani, il Congo.

Francesco aveva voluto pregare per la pace, minacciata nella Repubblica Democratica del Congo, “specialmente nei territori di Beni e Minembwe, dove divampano i conflitti, alimentati anche da fuori, nel silenzio complice di tanti”.
E l’Omelia in questa prima dell’Avvento che annuncia la venuta del Cristo fatto uomo ecco emergere le contraddizioni e le miserie umane.

Francesco ha ricordato la certezza della venuta del Signore in mezzo a noi come radice della speranza cristiana: “Tutti vengono insieme al monte del Signore”, profetizza Isaia. Siamo infatti gli invitati di Dio, e “chi è invitato è atteso, desiderato”:
“Avete lasciato le vostre case, avete lasciato affetti e cose care. Giunti qui, avete trovato accoglienza insieme a difficoltà e imprevisti. Ma per Dio siete sempre invitati graditi. Per Lui, per il Signore, non siamo mai estranei, ma figli attesi”.

Questo “mentre qualcosa di nuovo e sconvolgente stava per arrivare, nessuno ci badava, perché tutti pensavano solo a mangiare e a bere”. “Tutti riducevano la vita ai loro bisogni”.
Qui il Papa arriva al punto, “non c’era attesa di qualcuno, soltanto la pretesa di avere qualcosa per sé, da consumare”.
Ed ancora oggi il consumare diventa un male che distrugge tutto: “ Il consumismo è un virus che intacca la fede alla radice, perché ti fa credere che la vita dipenda solo da quello che hai, e così ti dimentichi di Dio che ti viene incontro e di chi ti sta accanto. Il Signore viene, ma segui piuttosto gli appetiti che ti vengono; il fratello bussa alla tua porta, ma ti dà fastidio”.
Il consumare, sempre di più, sempre più degli altri, sempre prima degli altri come una droga che passato il primo appagamento, annienta.
Francesco a questo punto che essere dipendente dai consumi, “anestetizza il cuore”, perché “si vive di cose e non si sa più per cosa”. “Si hanno tanti beni, ma non si fa più il bene”, “si butta via il tempo nei passatempi, ma non si ha tempo per Dio e per gli altri”: “ E quando si vive per le cose, le cose non bastano mai, l’avidità cresce e gli altri diventano intralci nella corsa e così si finisce per sentirsi minacciati e, sempre insoddisfatti e arrabbiati, si alza il livello dell’odio: “Io voglio di più, voglio di più, voglio di più. Lo vediamo oggi là dove il consumismo impera: quanta violenza, anche solo verbale, quanta rabbia e voglia di cercare un nemico a tutti i costi! Così, mentre il mondo è pieno di armi che provocano morti, non ci accorgiamo che continuiamo ad armare il cuore di rabbia”.
Francesco ci invita a vigilare, di vincere la tentazione di indicare come senso della vita nell’accumulare”.
Ed invece occorre “smascherare l’inganno che si è felici se si hanno tante cose”.
Ed è in particolare in questo tempo che occorre rafforzare le difese, proprio per difendere il senso del Natale, “bisogna resistere alle luci abbaglianti dei consumi, che brilleranno ovunque in questo mese, e credere che la preghiera e la carità non sono tempo perso”, ma sono “i tesori più grandi”.
Rappresentano il senso di ritrovare le cose vere, il senso della nostra vita.