LA NATURA POPULISTA DEL M5S NON È DOMESTICABILE

DI ENRICO ROSSI

Era facile prevedere che nel nuovo governo si sarebbero divise le parti tra chi, come il PD, porta la croce, cioè la responsabilità di fare cose serie e buone per l’Italia e per i cittadini e chi, come il M5S, canta a squarciagola i propri slogan incurante degli effetti e dei danni che la ricerca di facile consenso può produrre.
Il M5S fa un danno enorme sull’Ilva, contesta la manovra economica, rimette in discussione le politiche europee, non costruisce politiche industriali, mantiene la carica antipolitica e antistituzionale, inasprisce il suo giustizialismo e su tutto questo apre una polemica al giorno dentro la stessa maggioranza.
L’idea di un’alleanza strategica con il M5S era sbagliata e non tiene alla prova dei fatti. A gennaio, dopo la legge di bilancio si discuterà di intese e programmi di governo.
Ho molti dubbi che ciò che finora non si è stati in grado di costruire, cioè un governo decente, si possa fare tra un paio di mesi.
I nodi vengono al pettine e la natura populista e in fondo di destra del M5S non appare domesticabile. I barbari non si romanizzano.
Dunque, fino a quando potrà durare questa situazione?
Il risultato è davvero poco incoraggiante: la destra mantiene tutta la sua forza e la sua egemonia, il PD è fermo sotto il 20 per cento e il Paese è privo di una visione, di un’idea generale per uscire dalla crisi, di un messaggio forte in grado di parlare e di mobilitare i ceti popolari e produttivi.
Per dare un futuro all’Italia, e ricostruire la sinistra non basta amministrare un po’ meglio e portare con senso di responsabilità la croce del governo.
Meno male che le piazze si riempiono di sardine.