ADDIO FRANCO JANICH

DI ALBERTO TAROZZI

Se ne va con lui un altro pezzo di quel Bologna che era una fede. Quella squadra capace di vincerw uno scudetto strappandolo alla onnipotente Inter di Herrera e di Angelo Moratti.

Il Bologna di Fulvio Bernardini. Janich, uno dei tre friulani (oltre a lui Tumburus e Furlanis) che della difesa rossoblu erano la spina dorsale, mentre l’attacco era il regno del quarto moschettiere, quell’Ezio Pascutti che a Modena chiamavano il “maledetto” grazie ai tanti gol che gli aveva rifilato.

Al contrario Janich di gol non ne fece manco uno. Forse fu questo uno dei segreti dei trionfi del Bologna di allora. Una squadra che ripiegò sugli schemi di una difesa col libero inamovibile (lui) lasciando perdere lo spettacolo e badando al sodo.

Inoltre, per quanto Pascutti era polemico e “rognoso”, Janich coniugava durezza e savoir faire. Mai un’espulsione che per un difensore faceva specie. “Armadio” e al tempo stesso “Lord Brummel” i suoi soprannomi. Ti ricordiamo in entrambe le vesti, mentre la luce si spegne e il ricordo diventa più amaro.

Come in un film del bolognesissimo Pupi Avati. Dove il ricordo di una meravigliosa “Gita scolastica” svanisce, con l’estinguersi dei protagonisti-