ENIOLA ALUKO E MAXIME MBANDÀ HANNO RACCONTATO CIÒ CHE L’ITALIA NON VEDE

DI VANNI CAPOCCIA

Due atleti professionisti che svolgono la loro attività in Italia hanno raccontato del razzismo italiano sempre più evidente.

Uno, il nazionale di rugby Maxime Mbandà di padre africano e madre italiana, ha scritto su Facebook quanto gli era stato detto da un automobilista durante una discussione per il traffico “negro di merda, tornatene al tuo paese”; aggiungendo d’essere rimasto ferito e deluso.

L’altra Eniola Aluko cittadina britannica, calciatrice nella Juventus femminile, laureata in legge. Collaboratrice del Guardian dove ha scritto il motivo per i quale abbandonava l’Italia: era stufa d’essere guardata e giudicata negativamente per il colore della pelle, concludendo che il problema del razzismo in Italia e nel calcio è evidente “ed è la risposta a questo che veramente mi preoccupa, dai presidenti ai tifosi del calcio maschile lo vedono come parte della cultura del tifo”.

E’ proprio questo il problema, in Italia pare normale quello che da altri parti del mondo è razzismo. Ed è su quanto raccontato da Eniola e Maxime che un paese civile dovrebbe interrogarsi e dibattere invece di farsi scivolare, come sta accadendo nel nostro Paese, la notizia dietro le spalle con indifferenza.