QUEL POCO CHE HO CAPITO SUL MES

DI MARIO PIAZZA

Nutro una passione per la finanza seconda soltanto alla musica dodecafonica e al curling, ma la platealità di questa disputa sul MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) mi ha costretto a studiare la faccenda. Provo, con parole semplici, a chiarire qualche punto che da volenteroso ignorante mi sembra importante.

Il primo è che il MES esisteva già, stiamo parlando di modifiche a quello in vigore che avevamo già sottoscritto.

Il secondo è che non si tratta di una legge europea tipo le dimensioni delle vongole, si tratta di accordi tra singoli stati per i quali la nostra adesione non è indispensabile.

I punti su cui il Salvini sta sbraitando, la Meloni si straccia la biancheria e il Di Maio bofonchia sono due ben separati tra loro. Vediamoli uno alla volta:

Il primo è la creazione di un fondo che possa soccorrere le banche in difficoltà, e se è vero che oggi le più barcollanti sono tedesche è altrettanto vero che domani potrebbero essere italiane. I gruppi bancari sono fortemente interconnessi e un crollo ad esempio di Deutsche Bank farebbe malissimo a tutti, comprese Intesa e Unicredit.

Il secondo punto riguarda la ristrutturazione forzata del debito per quei paesi che sembrano non essere più in grado di pagare gli interessi a chi ha acquistato i loro titoli di stato. Una decisione grave per la quale occorre la maggioranza qualificata dell’85% dei sottoscrittori del MES. L’Italia partecipa con il 17,7%, ne consegue che nessuno potrà imporre la ristrutturazione del debito italiano senza il nostro consenso.

Chiedendo scusa agli esperti per la mia grossolanità mi fermo, credo che i quattro punti che ho provato a chiarire siano sufficienti per capire come Salvini, Meloni e Di Maio stiano mettendo in scena l’ennesima carnevalata fuori stagione.