SIENA È ORA CHE SI CHIEDA COSA CELI LA SUA BELLEZZA

DI VANNI CAPOCCIA

Siena è una città che aveva fatto del suo isolamento la sua forza. Le bastavano la sua meravigliosa piazza, il suo palazzo pubblico, la sua Cattedrale, le sue contrade, il suo Palio, i ricciarelli e il panforte.

Poi c’erano sempre “Babbo Monte”, il Monte dei Paschi di Siena, l’antica banca che risolveva tanti problemi, dava tanti finanziamenti e posti di lavoro; e l’antica Università di Siena che faceva altrettanto.

I senesi non sentivano d’aver bisogno d’altro. Poi “Babbo Monte” s’è rilevato un pozzo senza fine di debiti, recentemente hanno sequestrato un arsenale nelle mani di “tranquilli” senesi nazisti che progettavano un assalto a una moschea, ora l’Università di Siena s’è rilevata un luogo dove Emanuele Castrucci, docente dell’università, tranquillamente esaltava il nazismo nella noncuranza di Rettore, professori e studenti.

Voglio bene a Siena. È una città nella quale mi sento di casa. Ho amici senesi, non perdo occasione per andarci, tifo per l’Onda, sono innamorato del suo territorio che ho battuto in lungo e in largo.

Mi dispiace dirlo, ma credo sia giunto il tempo nel quale a Siena debbano fare i conti con se stessi, chiedersi cosa si celi dietro le bellezze della loro città e dove li stia portando il loro splendido isolamento.